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Differenza tra White Hat SEO e Black Hat SEO

Ottenere una buona posizione sui principali motori di ricerca è la base di partenza per aumentare le visite alla propria pagina web.

Il meccanismo che consente di collocare il sito più o meno in alto tra i suggeriti si basa sulla cosiddetta SEO, un acronimo in lingua inglese che indica tutte le attività che servono per l’ottimizzazione sui motori di ricerca. La pagina wikipedia fornisce vari consigli utili per ottenere buoni risultati.

Bisogna sottolineare che le tecniche suggerite per sviluppare la propria pagina internet da giganti del web come Google o Bing sono piuttosto rigide e hanno convinto tante persone a tentare di forzarle.

White Hat SEO e Black Hat SEO sono le espressione utilizzate per distinguere tra due approcci: il primo segue le regole di un’ottimizzazione che punta a non ingannare l’algoritmo; il secondo ricorre a stratagemmi e piccoli inganni sconsigliati dai motori di ricerca.

White Hat SEO: come funziona

Il posizionamento corretto si basa innanzitutto su contenuti originali, dal momento che le linee guida penalizzano testi copiati o modificati attraverso sistemi automatici. Inoltre la pagina deve essere perfettamente accessibile su desktop, cellulari, tablet e così via.

Tra le tecniche di white SEO che funzionano meglio c’è adottare un codice HTML poco confuso e che fa un ricorso intelligente ai tag.

Adottare questo metodo di lavoro potrebbe sembrare più faticoso e lungo, ma è quello in grado di assicurare risultati più vantaggiosi nel lungo periodo.

Black Hat SEO: le strategie

Eccoci arrivati alla parte più delicata: quali sono le tecniche utilizzate dagli sviluppatori per aggirare le linee guida? Bisogna dire che questa strada è senza dubbio più veloce, ma ben più accidentata del White Hat SEO.

Il Black Hat SEO si basa, per prima cosa, sulla ripetizione delle parole chiave, anche fuori contesto e in modo innaturale, con l’obiettivo di posizionare la pagina. Un altro trucco consiste nel riempire i blog di centinaia di commenti generati in modo automatico. Altre volte ancora, le parole chiave vengono nascoste nella pagina web scrivendole con lo stesso colore dello sfondo, in modo da non renderle visibili agli utenti ma cercando un posizionamento più favorevole.

Black o white Hat: quale scegliere?

La decisione può essere paragonata a un viaggio per le vacanze: per raggiungere la vostra meta con l’automobile scegliereste il tratto pericoloso, benché più rapido, o un’autostrada a quattro corsie che prevede tempi di percorrenza più lunghi?

I motori di ricerca non amano farsi ingannare e le pagine che ignorano le linee guida vanno incontro a penalizzazioni.

Puntare a risultati duraturi richiede un’ottimizzazione che funziona e non dovrebbero esserci troppi dubbi sulla scelta da adottare. In ogni caso fra gli estremi opposti c’è sempre una via di mezzo: il Gray Hat SEO non contrasta con le linee guida, ma tenta di accelerare il percorso che porta a un buon posizionamento.

ll consiglio per risultare vincenti è studiare una strategia di posizionamento corretta e rispettosa delle indicazioni, che permetta ai propri contenuti di diffondersi sfruttando in modo intelligente e lecito i motori di ricerca.

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