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Il problema del “Digital Divide”.
Come superare il gap tra generazioni

FRANCO CARLINI:
«INTERNET SARÀ SEMPRE
PIÙ FACILE PER TUTTI»

Il potere “sovversivo” di scrivere senza filtri
e le opportunità per i giornalisti
di cogliere i rumors della “piazza” virtuale

di Gianfranco Sansalone

Grillo sostiene che fra 7/8 anni tv e giornali, così come sono adesso, spariranno perché internet modificherà la vita di tutti. Ora, io personalmente ho qualche difficoltà a pensare che mia nonna - e come lei milioni di anziani - sarà talmente condizionata da internet, che peraltro non ha mai nemmeno visto da lontano, da rappresentare un target capace di far modificare media potenti come tv e giornali. Franco Carlini, ma ce l’ha davvero, internet, questa potenza?
Poni diversi problemi. Uno è quello cosiddetto del digital divide, e cioè gli anziani e i non particolarmente pronti alle nuove tecnologie. Oggi l’interesse del mercato é di farti consumare informazione e media, quindi gli oggetti stanno diventando sempre più semplici e la difficoltà tecnica a usare Internet, che ora è alta per tutti, diminuirà vistosamente, anche se rimangono problemi di gap di conoscenza. Con internet è senza dubbio cresciuta in maniera esponenziale e massiccia la quantità di informazione disponibile, e ciò richiede buone capacità culturali e di conoscenza per destreggiarsi in questo mondo, che è l’analogo di una libreria o una biblioteca per chi non ci è mai entrato e ci si smarrisce per l’enormità dell’offerta. Quindi questo è un gap, diciamo così, di tipo culturale che dovrebbe veder entrare in campo la scuola, i corsi per anziani, e così via. Io penso che quello che si chiama oggi un fenomeno di convergenza tra i media, sia in larga misura inevitabile, perché quando tutto è bit e nasce in forma di bit è facile scrivere un libro e metterlo in rete, fare un programma Tv e diffonderlo via cellulare. Nello stesso tempo non è un procedere tranquillo, perché il tutto ha radici culturali diverse, origini da filiere di mercato diverse. Oggi tutti dicono «potenzialmente possiamo fare tutto». Una Telecom può fare televisione, una televisione può fornire internet e posta elettronica, eccetera. Ma è un percorso lento, e anche molto conflittuale, che però non si ferma, su questo non c’è dubbio. Quanto al giornalismo e all’informazione in senso stretto, non sono tra quelli, che pensano che televisioni, giornali, radio, spariranno. Succederà ciò che è sempre successo: ogni nuovo mezzo che compare obbliga gli altri a ridefinirsi, alcuni anche deperendo. Già oggi fasce giovani trovano più divertente dedicare il proprio tempo a navigare, discutere, chiacchierare in rete piuttosto che guardare la Tv come patate lesse in poltrona. Quindi c’è una competizione, un obbligo che scatta ai media di riscoprire il loro valore. Senza dubbio il giornalismo, quale che sia il supporto su cui esso si sviluppa, deve accentuare a mio avviso la sua funzione di “guida alla lettura”, di intermediazione, proprio perché il mondo è globale, tutti sappiamo tutto di qualsiasi cosa. La presenza di internet sta obbligando i media tradizionali, in particolare i giornali, ad accentuare questo aspetto di riflessione sulla notizia. È possibile ad esempio che un giornalista di desk diventi più importante di un inviato. Nel senso che se quest’ultimo viene mandato un po’ casualmente e di fretta a seguire le elezioni in Pakistan e ne sa poco, un redattore esteri, inchiodato davanti al computer, può trovare notizie e costruire una pagine sulle elezioni completando molto efficacemente la corrispondenza dell’inviato che ha parlato con il barista, il taxista econ l’ambasciatore.
Su internet però, spesso trovi notizie “non filtrate”, e se questo ha i suoi vantaggi in un momento in cui il male dei media tradizionali è di essere troppo filtrati, nello stesso tempo può diventare un pericolo se le notizie non vengono accuratamente e professionalmente controllate prima di utilizzarle. È il grande discorso dell’affidabilità. Ma dare al popolo il potere di scrivere e di dare informazioni è un potere sovversivo, e bisogna accettare questa circostanza.

“Quanto” sovversivo, e dove porterà?
È sovversivo nel senso che sovverte, mette in discussione il modo che abbiamo conosciuto finora di fare giornalismo. C’è una crescente insofferenza, o comunque diffidenza, del popolo dei lettori rispetto ai media che vedono, e in qualche misura giustamente, sovente legati a loro battaglie politiche e a schieramenti. Poter prendere la parola piace a tutti. Che sia la chiacchiera da bar o da internet, è una delle passioni di homo sapiens.
Ma l’informazione non è la chiacchiera.
Infatti. Allora attenzione a una cosa: questo grande mare di chiacchiere, spesso per noi giornalisti è un buon segnale su cosa la gente discute. Se vado in piazza De Ferrari e ascolto la gente, non trovo notizie, ma quasi certamente leggende metropolitane, rumors gonfiati, che però mi possono indicare temi da approfondire e sviluppare.
Non per caso molti giornalisti, i più avvertiti e più furbi, consultano anche quel sottoinsieme che sono i blog, che è largamente soggettivo, d’opinione, per capire che aria tira, per ispirarsi e poi eventualmente fare servizi giornalistici sui temi emergenti.

Ma prima verificano...
Si, quelli seri prima verificano. Però noi non dobbiamo pensare al giornalismo in senso classico...ci sono siti molto soggettivi, d’opinione, spesso anche abbastanza inutili, specie quelli che discutono di argomenti in cui si contrappongono, come in un bar, opinioni e passioni senza interloquire. Cominciano a vedersi esperienze in cui i lettori producono i loro stessi contenuti... Ma c’è una redazione che controlla o no? Inquesto caso, come in tante altre esperienze internet, il problema è come si costruisce la reputazione di un sito e di conseguenza la fiducia. Però, anche il Corriere della Sera la reputazione, a suo tempo, ha dovuto costruirsela. Se aprissimo 10 giornali di carta tutti assieme, beh, ci vorrebbe un po’ di tempo prima di scegliere quello che fa per noi e deciderne l’acquisto in edicola, no? Anche in internet ci sono luoghi che si sono costruiti una reputazione e magari non sono nati come esperienze giornalistiche, ma lo sono diventate di fatto. Allora, è questa la difficoltà di chi si affaccia alla rete senza ancora conoscerla, specialmente senza conoscere il singolo tema.
Come ci si orienta nel mare magnum del web?
Se io vado a cercare informazioni sui funghi essendo totalmente incompetente in materia, non ho strumenti per orientarmi; però se becco un sito universitario oppure una rivista specializzata in micologia, ho un perno di smistamento che magari mi segnala le 5 questioni più importanti. Se un professore mi da un libro con 100 citazioni bibliografiche ognuna delle quali ne cita altre 100, ho 10 mila libri da leggere: ci metto dieci anni per fare una tesina. Se il professore mi dice che i testi fondamentali sono 3 e le questioni calde sono 2, ho una mappa di orientamento. Questo comporta che io mi fidi del mio professore. Anche in internet cominciano ad esserci siti-guida affidabili. Si tratta di scoprirli. E spesso non coincidono con le testate storiche.
Quante generazioni ci vorranno perché nasca quella capace di orientarsi in rete come la nostra si sa orientare con la carta stampata, sempre ammesso che questo succeda?
Non tanto probabilmente. Nel senso che quella attuale spesso la sottovalutiamo. Io invece, insegnando, vedo che c’è una grandissima abilità a destreggiarsi.
A non cadere nelle trappole, anche?
No, ma su questo secondo me i giovani sono abbastanza smaliziati, anche se ingenuità ce n’è, per carità. Comunque, secondo me è questione ancora di una generazione. I tempi di diffusione di internet sono stati molto più rapidi di quelli della televisione e stanno ulteriormente accelerando. Il problema sarà di non avere uno stacco tra noi adulti, e quella dei giovani, di non essere noi a dover imparare..., anche se l’uso delle tecnologie si sta semplificando molto pertutti.
Una celebre definizione del quotidiano è quella che oggi lo leggi e domani ci incarti il pesce. Con tutto quello che c’è scritto. La potenza di Internet è assolutamente imparagonabile. Recentemente il garante delle privacy ha condannato Google perché continava a uscire la notizia della condanna di un tizio, ma non quella della sua assoluzione in appello. Come si risolve questo problema?
Questo conferma che da un lato i nuovi Forum media sono un po’ come gli altri, ma nello stesso tempo invece cambiano violentemente persino le regole del gioco e, in questo caso, del diritto. Non c’è dubbio che sia giusto pubblicare una sentenza di condanna se uno ha commesso un reato, il fatto però che la notizia sia immediatamente e facilmente accessibile, cambia la qualità. Se vediamo in positivo, un conto è che io vada negli uffici comunali, chieda fotocopie e me le diano dopo tre mesi, un conto è che io possa leggere subito quello che ha deciso il consiglio comunale. Un altro conto ancora è che un poveraccio sia additato come un criminale vita natural durante, mentre non lo è affatto...
Il problema è che il web è un sistema imperfetto, rimane da capire come mai c’era una notizia e non l’altra. Ma questo riguarda tutti i mezzi di informazione. La selezione delle notizie la fanno anche i quotidiani, le radio, le tv...

Ultima domanda: cose ne pensi di Wikipedia?
Ne penso un gran bene, nel senso che comunque è diventato uno strumento fondamentale, per informazioni standardizzate, che non è l’enciclopedia affidata a uncuratore, a un comitato scientifico. Succede questo miracolo per cui una massa di volonterosi, dentro cui però si è ormai inserita anche una minoranza di disgraziati, produce, cioè mette in condivisione, informazioni. Su Wiki non trovi le idee nuove, che cambiano il mondo, trovi lo stato attuale delle conoscenze, nei casi migliori, ben organizzato. Se io non mi ricordo niente di Voltaire, né la data di nascita né le opere scritte, anziché battere Voltaire su Google e trovare 100 siti, vado su Wiki, trovo Voltaire e grosso modo, trovo il punto di vista standard, quello di un dizionario, con informazioni strutturate, mediamente affidabili, non particolarmente innovative, non troverò un punto di vista critico su Voltaire, però troverò quello che mi serve per citare con precisione ...
Nel senso che sei assolutamente tranquillo che le informazioni di Wikipedia siano giuste?
Dipende. Delle informazioni strutturate di solito mi fido, sulla data di nascita di Voltaire posso fidarmi, sull’opinione su Voltaire di quella voce di Wikipedia, non necessariamente. Tieni conto che su certi settori Wiki è particolarmente ben fatta, in altri è più casuale, sono un po’ buttate lì le voci.
Non credi che uno strumento compilato da chiunque, non sottoposto a controlli e a disposizione di tutti, rappresenti un rischiotroppo grosso? Se io, consapevolmente, scrivo una sciocchezza, e questa viene ripresa prima che sia corretta, quanti danni produco in termini di diffusione di notizie false?
Tieni conto che chi ha scritto la prima voce di solito continua a monitorarla, quindi se io ho scritto la voce Voltaire controllo quali cambiamenti hanno fatto, se sono corretti ne prendo atto, se invece introducono errori intervengo. Poi su Wiki c’è la storia di tutte le pagine, quindi uno può vedere tutte le versioni precedenti, uno dei meccanismi è questo.
Nel frattempo se 10 giornalisti riprendono quelle informazioni e le diffondono è finita. Se scrivo la tua biografia su Wikipedia e mi invento su di te le cose più assurde, ti posso rovinare...
È un rischio della democrazia. La democrazia dei media.


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Rimbalzato su YouTube da antefatto/il fatto quotidiano.



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