IRAN: SMS ATTIVI «MA NOI NON LI USEREMO PER NON DARE SOLDI A QUESTO REGIME»
Nuova corrispondenza della studentessa iraniana che ci racconta la protesta e il mondo dell'informazione a Teheran. Il dibattito se inondare i centralini del governo col messaggio “Mir Hossei Mousavi è il mio presidente”, oppure se boicottare la compagnia telefonica di Stato: è passata la seconda proposta, per appesantire il buco di 14 miliardi di tuoman creato col blocco dei cellulari. Intanto si preparano gli scioperi secondo il calendario previsto, mentre c'è il progetto di creare una nuova televisione finanziata dai cittadini.
Ieri sera hanno ripristinato gli sms in Iran. La notizia mi ha fatto sorridere, non siamo mica morti in questi ultimi 20 giorni senza gli sms, come dice lo slogan che ho visto si Internet. I ragazzi sui blog e sui social network hanno iniziato il dibattito su come reagire a questa notizia, certi hanno iniziato a proporre di tempestare le centraline degli organi di governo di sms scrivendo: “Mir Hossei Mousavi è il mio presidente” e certi dicevano di non mandare assolutamente sms per danneggiare economicamente la società di telecomunicazioni di Stato. Alla fine ha vinto il boicottaggio, non useremo più i messaggi per comunicare fra noi e con gli altri: oltre a mantenere il principio della protesta, possiamo evitare di essere controllabili. Ci siamo organizzati diversamente con mail, blog e social network, nonostante internet sia sempre a rilento e filtratissimo. La parola chiave adesso è “prudenza”, per non farci prendere di sorpresa o essere catturati. Gli sms erano stati bloccati il giorno precedente le elezioni presidenziali del 12 giugno, per fermare il flusso di messaggi tra i ragazzi: diciamo pure per bloccare il flusso verde della campagna elettorale, riuscita anche proprio grazie ai mezzi di comunicazione molto amati e diffusi tra i giovani iraniani. Dopo i risultati falsi delle elezioni e le grandi manifestazioni oceaniche, il regime ha continuato a tenere bloccato il sistema degli sms per impedire alle persone di organizzare i cortei e in generale la protesta. Dicono che in questi giorni di blocco degli sms la società di telefonia abbia perso 14 miliardi di tuoman, e adesso tocca a noi fare danni non riversando soldi nelle tasche dei golpisti. Inoltre si sta discutendo anche di creare una radiotelevisione privata con il contributo dei cittadini, progetto in cantiere da anni da parte di Mehdi Karroubi e da sempre contrastato dagli organi di regime, per una infomazione senza censure ed omissioni. Tanti artisti e intellettuali hanno aderito all'idea e hanno offerto la propria collaborazione. La nostra protesta non finirà, non siamo più i ragazzi mansueti di prima, ormai l'onda è in corso. Il destino della protesta sarà definito nelle prossime ore e nei prossimi giorni. Oggi alle 18 ci dovrebbe essere una grande manifestazione nelle piazze Enqelab, Vali Asr e Tajrish. La prossima settimana, dal 6 all'8 sciopero generale "islamico", cioè facciamo una specie di Ramadan - senza fare nulla, andando nelle moschee e ponendoci un pensiero, un obiettivo nella mente - e quindi rispettiamo la legge come dice il nostro Presidente Moussavi, e infine giovedì 9 luglio manifestazione immensa in tutte le città del Paese. Noi speriamo nell'unione di tutti gli iraniani e nella solidarietà dai popoli del mondo che non ci dimentichino. Noi stiamo continuando per la strada verso la libertà: siamo convinti che possiamo creare un nuovo clima di giustizia. Chiediamo a tutte le persone che sentono le grida di protesta di continuare a seguirci e darci il loro sostegno perchè la frase chiave è: “Uniti fino alla fine, per il giorno della vittoria».
Fatemeh Karimi è lo pseudonimo di una studentessa di Teheran che partecipa agli scontri di piazza contro il governo, e che, collegandosi con la redazione del nostro quotidiano attraverso vari e complicati espedienti, cercherà di tenerci informati su quanto sta succedendo in Iran, e soprattutto su come la libertà di stampa, soppressa dal regime, è tenuta in vita dagli studenti, a rischio della vita, attraverso telefonini, lentissimi collegamenti a internet, social network, e corrispondenze clandestine come questa a media occidentali. Fatemeh ha accettato di scrivere il suo diario anche su Repubblica.it
Nella foto: Boicottiamo gli sms, perchè in queste 2 settimane siamo morti senza sms?
BERLUSCONI VISTO DALLA PBS - – Un'inchiesta di Jame Rubin sul famoso programma “Wide Angle” (grandangolo), andato in onda sulla PBS – la Pubblic Broadcasting Company, network che in Usa raggruppa 349 emittenti finanziate dagli spettatori e da fondazioni pubbliche e private – e dedicato a Silvio Berlusconi. Il filmato non è recente, ma è un ottimo esempio del giornalismo d'inchiesta americano. Si apre con le parole dell'autore: «Benvenuti a "Wide Angle". Sono Jamie Rubin. Immaginate un paese in cui un solo uomo unisce il potere politico del Presidente Bush, l'influenza sui media di Rupert Murdoch e la ricchezza e l'ambizione di Ross Perot e Steve Forbes. Quel paese è l'Italia e quell'uomo è il Premier Silvio Berlusconi». Sottotitolato nelle parti in inglese.
(Da YouTube)
DDL ALFANO: SE LO CONOSCI LO EVITI - Il quaderno Unci sui pericoli per la libertà d'informazione e la democrazia del provvedimento del ministro della Giustizia. LA PROPOSTA DI RIFORMA DELL'ORDINE DEI GIORNALISTI - Il documento approvato dal Consiglio Nazionale a Positano nell'ottobre 2008. WALTER TOBAGI, GIORNALISTA - Antologia di scritti dell'editorialista del Corriere della Sera ucciso dai terroristi. Edizione Associazione Lombarda Giornalisti, di cui era Presidente. GRAZIE FRANCO - Un commosso omaggio al giornalista Franco Carlini, mancato nell'agosto 2007. A cura di Aba News. GIORNATA DELLA MEMORIA DEI GIORNALISTI UCCISI DA MAFIE E TERRORISMO - Presentato dall'Unione Cronisti Italiani nella cerimonia del 3 maggio 2008 in Campidoglio.
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