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L'Agenda News - Anno III, N. 300 - Giovedì 15 Luglio 2010
Dal lunedì al venerdì
INFORMAZIONE

IL SECOLO XIX: CRONISTI
INQUISITI E PC SEQUESTRATI
DOPO UN'INCHIESTA
SULLA NDRANGHETA AL NORD
I carabinieri del Ros hanno fatto irruzione in due redazioni del quotidiano ligure e nelle abitazioni di quattro giornalisti autori di articoli in cui venivano citati atti e intercettazioni telefoniche relative al blitz dei 300 arrestati in numerose città italiane, fra le quali Lombardia e Liguria, facendo i nomi di alcuni politici. Immediata e decisa la reazione di Ordine, Fnsi e organismi di categoria territoriali: «Nessun bavaglio a chi informa i cittadini esercitando un diritto garantito dalla legge»

Una perquisizione da parte di carabinieri del Ros nella redazione centrale ed in quella di Chiavari del quotidiano Il Secolo XIX, che ieri ha pubblicato con molti particolari atti e intercettazioni dell'inchiesta che martedì 13 ha portato all'arresto di oltre 300 presunti affiliati alla 'ndrangheta in diverse regioni italiane, comprese Lombadia e Liguria. Due degli arrestati sono genovesi ed in alcune intercettazioni - come ha riportato il Secolo, si fanno i nomi di politici liguri. I militari, per ordine della magistratura genovese, hanno perquisito le scrivanie di quattro cronisti del quotidiano, hanno sequestrato gli hard disk dei loro computer e contemporaneamente hanno sequestrato nelle loro abitazioni agende personali e Pc. Tutti sono stati indagati per “violazione del segreto istruttorio”.
Immediate le reazioni degli organismi dei giornalisti.
«Mentre è in corso una delle piu' importanti indagini sulla malavita organizzata con connessioni politiche nel Nord Italia, in Lombardia e Liguria – hanno commentato i responsabili di Associazione, Ordine e Gruppo Cronisti liguri - una dozzina di carabinieri del Ros sono stati distratti da incombenze ben più importanti per perquisire la redazione centrale di Genova e quella di Chiavari de Il Secolo XIX. Motivo? La pubblicazione di atti e intercettazioni che hanno svelato intrecci e connessioni tra affari malavita e politica. Se mai era il caso, questa vicenda conferma l'impegno dei giornalisti sul fronte dell'informazione, il no a ogni bavaglio, la non trattabilità dei disegni di legge che limitano indagini e informazione. Ma anche il no a ogni forma coercitiva o intimidatoria da qualsiasi parte provenga nei confronti dei giornalisti. I colleghi del Secolo XIX non sono soli e non è un modo di dire. La loro “colpa” la sosteniamo, sottoscriviamo e condividiamo in pieno».
«È quello che accade quando si pubblicano le notizie – ha commentato serenamente il direttore del quotidiano Umberto La Roccanoi abbiamo fatto il nostro lavoro, i carabinieri del Ros il loro».
Preoccupazione ha espresso la Federazione Nazionale della Stampa, che ha definito ironicamente il giornale un «covo di notizie». «I colleghi – si legge in una nota - sono inquisiti per avere messo i lettori in condizione di comprendere - attraverso la pubblicazione di atti e intercettazioni - intrecci e connessioni tra affari malavita e politica al centro di un'inchiesta che ha coinvolto l'intero Paese.
Al di là di ogni altra valutazione, la vicenda dimostra che già oggi i magistrati hanno gli strumenti per limitare la stampa e quindi non sussistono le ragioni per dovere ricorrere a leggi-bavaglio. Ma, conclusivamente, la vicenda dimostra anche come i giornalisti siano tenuti a rispettare sempre e comunque il dovere di informare i loro lettori. Una "colpa" della quale i giornalisti italiani continueranno a volere rispondere
».
«Un fatto grave e inquietante» è stato defiito dal segretario nazionale dell'Ordine dei Giornalisti, Giancarlo Ghirra, che ha espresso ai colleghi la solidarietà e il sostegno dell'Odg e di tutti i giornalisti italiani. «Nessun bavaglio – ha dichiarato Ghirra - nessuna limitazione della libertà possono essere tollerati dai giornalisti italiani, orgogliosi di chi fa il proprio mestiere con scrupolo e correttezza, nell'interesse di un'opinione pubblica che ha diritto a essere informata correttamente, senza limitazioni o censure».
Infine, allarme e una decisa posizione di solidarietà verso i colleghi, il direttore e tutto il Secolo XIX è stata espressa anche dai consiglieri nazionali dell'Ordine eletti in Liguria, Filippo Paganini, Armando Napoletano e Gianfranco Sansalone: «Riteniamo atti come questi – si legge in una nota - gravemente lesivi della libertà di stampa e della libertà dei cittadini di essere informati. Non accettiamo nessun bavaglio e continueremo a sostenere in ogni sede chi fa il proprio mestiere con scrupulo e correttezza, nell'interesse della democrazia. Nessuna legge anti-intercettazione e nessuna azione repressiva della libertà di cronaca ci troverà impreparati sul terreno dell'autodifesa e dell'indipendenza».

Redazione
@email

15-07-2010
IL TG1 PERDE LA FACCBOOK - La pagina di FaceBook del Tg1 è letteralmente assaltata da lettere di critiche, proteste, insulti, lamentele, richieste di dimissioni del direttore: insomma, un uragano di indignazione sul modo di condurre il telegiornale che si abbatte su quella che un tempo era la maggiore e più autorevole testata televisiva nazionale. Ma non solo nessuno risponde sulle pagine del social network, ma nessuno ne da conto in alcun modo ai telespettatori, in barba alla trasparenza, al fatto che si tratta di una tv pubblica, al rapporto fiduciario tra giornale e lettori. Un blogger telefona inutilmente al Tg1 per avere spiegazioni. Ecco il suo emblematico viaggio tra imbarazzi, silenzi, non risposte.
Rimbalzato su YouTube da antefatto/il fatto quotidiano.



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