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L'Agenda News - Anno III, N. 298 - Lunedì 12 Luglio 2010
Dal lunedì al venerdì
nobavaglioweb.jpg INFORMAZIONE

BERLUSCONI ATTACCA
I MEDIA: «NON ESISTE
IL DIRITTO ASSOLUTO
ALLA LIBERTÀ DI STAMPA»
Dopo il riuscito sciopero dei giornalisti del 9 luglio, il premier - maggiore editore italiano e controllore di tutte le tv pubbliche e private italiane - insiste a ritenersi vittima dei giornali di sinistra ostili al governo. Da qui la "necessità" del lodo Alfano. La dura risposta della Fnsi. Siddi: «Ormai è un disco rotto, vada a rileggersi cosa dicevano i grandi padri delle democrazie»

«In democrazia non esistono diritti assoluti, perché ciascun diritto incontra il proprio limite negli altri diritti egualmente meritevoli di tutela che, in caso della privacy, sono prioritariamente meritevoli di tutela: un principio elementare della democrazia ma che la stampa italiana, nella sua maggioranza, ha deciso di ignorare». All'indomani dello sciopero dei giornalisti del 9 luglio – che ha registrato un'adesione del 90 per cento – contro il “ddl intercettazioni” che porta il nome del guardasigilli Angelino Alfano, il premier Silvio Berlusconi ha scelto queste parole per alzare il tiro contro la stampa italiana. Lo ha fatto con un messaggio ai cosiddetti “promotori della Libertà”, legionari berlusconiani destinatari del Verbo del Cavaliere, ai quali Silvio Berlusconi ha affidato il «compito non facile ma importante» di liberare la verità da questo bavaglio, visto che certi giornalisti «calpestano» il diritto ad un «uso sereno del telefono», «invocando la loro libertà come se fosse un diritto che prescinde dai diritti degli altri».
Da qui la conclusione che non è la legge anti intercettazioni ad essere un bavaglio per la libertà, ma «la stampa schierata con la sinistra, pregiudizialmente ostile al governo, che disinforma, distorce la realtà e calpesta in modo sistematico il diritto sacrosanto della privacy dei cittadini», ad aver «imposto il bavaglio alla verità».
Un concetto che non solo risponde violentemente allo sciopero dei giornalisti, ma fa (volutamente?) a pugni con quanto sostenuto dal presidente della Camera, Fini, qualche giorno fa, secondo il quale «la libertà di stampa non è mai abbastanza» ed è un “diritto assoluto”.
Immediate le reazioni. «Il giorno dopo il silenzio e lo sciopero dei giornalisti contro la legge bavaglio – ha detto la capogruppo Pd al Senato Anna Finocchiaro - il premier decide di attaccare la libera stampa tacciandola di fare disinformazione. E poche ore dopo il saggio appello del presidente Napolitano a lavorare per riforme condivise e a recuperare sobrietà e responsabilità, Berlusconi decide di alzare i toni e insultare l'opposizione. Il suo è un propagandismo esasperato, che nasconde un disegno pericoloso per la democrazia perché mira a indebolire le istituzioni, il confronto parlamentare, la magistratura e la libera stampa».
Non meno dura la rezione della Federazione Nazionale della Stampa, che ha indetto la Giornata del Silenzio. «All'indomani della protesta straordinaria, il silenzio del mondo dell'informazione contro le norme censorie del ddl intercettazioni - ha detto in una nota il segretario nazionale Franco Siddi - dal presidente del Consiglio era lecito attendersi una capacità di ascolto e l'apertura a una riflessione. Le sue nuove parole di attacco alla stampa si ripropongono, invece, ormai come un disco rotto, tanto è clamorosa l'ennesima inversione della verità in cui si esercita. Gli inglesi direbbero che batte il chiodo nella bara (“beats the nail in the coffin”). La realtà è che la libertà di stampa non è mai troppa, né sufficiente, come appena pochi giorni fa hanno osservato Autorità di Garanzia e vertici istituzionali del Paese: è principio incomprimibile da leggi nazionali, recita il Trattato di Lisbona dell'Unione europea. Va perciò difesa, non mutilata con limiti che determinino squilibri e la rendano insufficiente, come capita con le norme proposte dal ddl intercettazioni.
Thomas Jefferson, da statista padre fondatore della più grande democrazia del mondo, quella americana, amava ripetere che i Paesi possono sopravvivere senza i governi ma non senza i giornali e la libera stampa. Dal presidente del Consiglio sarebbe perciò doveroso attendersi ascolto, buone pratiche e riflessione profonda sulle ragioni di una protesta tanto serena quanto severa e vasta come quella di ieri.
Riflessione sì, inversione della verità no. La libertà di stampa è da sempre la discriminante principale che qualifica i sistemi democratici. Considerare l'informazione nemica è sbagliato ed è espressione di una concezione da sempre sconfitta dalla storia.

La convivenza civile ha bisogno di equilibrio e responsabilità, non di essere minata da minacce e invettive dell'autorità. Il rispetto delle persone è sacro, ma le notizie di interesse pubblico debbono essere rese correttamente disponili ai cittadini, conosciute e non censurate da leggi liberticide e illiberali».

Nella foto
: il presidio dell'Associazione e dell'Ordine dei giornalisti liguri, il 9 luglio, con l'adesione di sindacati e numerosi altri soggetti in Piazza de Ferrari a Genova.

G. San.
@email

12-07-2010
IL TG1 PERDE LA FACCBOOK - La pagina di FaceBook del Tg1 è letteralmente assaltata da lettere di critiche, proteste, insulti, lamentele, richieste di dimissioni del direttore: insomma, un uragano di indignazione sul modo di condurre il telegiornale che si abbatte su quella che un tempo era la maggiore e più autorevole testata televisiva nazionale. Ma non solo nessuno risponde sulle pagine del social network, ma nessuno ne da conto in alcun modo ai telespettatori, in barba alla trasparenza, al fatto che si tratta di una tv pubblica, al rapporto fiduciario tra giornale e lettori. Un blogger telefona inutilmente al Tg1 per avere spiegazioni. Ecco il suo emblematico viaggio tra imbarazzi, silenzi, non risposte.
Rimbalzato su YouTube da antefatto/il fatto quotidiano.



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