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Reporters Agenda News ISAF

L'Agenda News - Anno III, N. 568 - Mercoledì 30 Dicembre 2009
Dal lunedì al venerdì
INFORMAZIONE & POTERE

IRAN: CENSURA, RETE,
LA POTENZA DEI BLOGGER
INTERVISTA ESCLUSIVA
A MOSTAFA KHOSRAVI
Da cinque mesi in Italia, membro del comitato politico del partito Advar Tahkim Vahdat, vicino al movimento studentesco iraniano, assicura: «Il sistema di informazione dell'opposizione è molto più potente e organizzato di prima. Siamo all'avanguardia e non temiamo filtri, hacker e intrusioni». Etemad, l'unico giornale riformista ancora attivo in Iran, oggi ha ricevuto avvisi minacciosi da parte del ministero della Comunicazione. «Questo governo è debole e se continua a forzare la mano potrebbe essere rovesciato dalla gente che oggi manifesta pacificamente»

Nonostante gli arresti, la censura, i filtri, gli hacker al soldo del regime, la rete dei blogger iraniani cresce e si rafforza mese dopo mese. Il suo ruolo diventa sempre più importante per la divulgazione delle notizie all'interno del Paese e verso la comunità internazionale. Grazie alla competenza tecnica, alle conoscenze tecnologiche dei giovani iraniani – una generazione cresciuta con le mani dentro i computer, con una dimestichezza verso le tecnologie decisamente più alta dei coetanei occidentali – e grazie all'aiuto internazionale, il modo di comunicare in rete non solo non ha risentito della controffensiva governativa, ma si è addirittura perfezionato. «In questi mesi – spiega Mostafa Khosravi - abbiamo utilizzato tutti gli strumenti tecnologici più nuovi ed avanzati disponibili sul mercato, software, filtri anti hacker e antrintrusione sempre più sofisticati per aggiornare i nostri sistemi. Siamo più forti di prima»
Ventisette anni, in Italia da cinque mesi, Mostafa Khosravi, è uno dei membri del comitato politico di Advar Tahkim Vahdat, partito riformista vicino al movimento studentesco iraniano. Alle spalle ha una storia di carcere e di lotte, di molti suoi compagni si sono perse le tracce nella fortezza di Evin o chissà dov'altro.
Dopo gli arresti dei giornalisti seguiti ai cortei di domenica 27 dicembre, la situazione a Teheran, nel mondo dell'informazione – per reporter iraniani dissidenti e stranieri – è sempre più tesa. Ma le notizie scomode continuano a circolare.
Mostafa Khosravi, nonostante la repressione qualche giornale dell'opposizione continua ancora ad uscire, e diversi siti riformisti – come Jaras, Rahesabz, Parlemannews - riescono a sfuggire alla pesante offensiva del regime. Quanto durerà?
«Al momento esce un solo giornale riformista, Etemad, e proprio oggi ha ricevuto un avviso molto minaccioso da parte del Ministero della Comunicazione. Questo non è un buon segno: molto presto potrebbe essere chiuso. I siti non sono attaccabili perché sono gestiti all'estero, sono ben protetti e per la maggior parte vengono alimentati dal giornalismo cittadino e dalle notizie che arrivano direttamente dall'Iran».
Le minacciose prese di posizione del presidente iraniano Mahmud Ahmadinejad sia verso l'interno sia verso la comunità internazionale sono un bluff oppure la dimostrazione che il governo non teme nessuno perché è forte davvero? Ci sono elementi che possono far pensare che invece questo governo possa cedere di schianto?
«Questo regime è debole, e lo dimostra il fatto che dopo sei mesi non riesce ancora a controllare la piazza. Inoltre, a quanto ne sappiamo noi, ci sono forti conflitti interni tra le forze armate e l'intelligence iraniana sul modo in cui vengono affrontate le contestazioni. Negli ultimi giorni c'è stata una nuova ondata di arresti di personaggi completamente al di fuori dalle tradizionali organizzazioni delle proteste: soprattutto attivisti dei diritti umani, giornalisti che non avevano ruoli particolari. Questo può indicare che c'è una confusione generale tra le varie correnti all'interno del regime. E anche una mancanza di organizzazione. Sembra logico pensare che tutto questo nasca proprio dai fallimenti e dalle incapacità dimostrate in questi sei mesi, e visto che le proteste continuano i conflitti interni potrebbero intensificarsi».
Ma la repressione è stata comunque dura e questo ha creato comunque difficoltà alle opposizioni. Questo quanto ne ha indebolito le capacità organizzative e di coordinamento? Quanto in piazza si ritrovano gruppi isolati che poi si coordinano sul momento quanto arrivano organizzati e uniti?
«I colpi sono stati duri, ma nelle piazze non c'è un movimento spontaneo e occasionale che “si ritrova”. Le manifestazioni sono il frutto di un forte coordinamento e di una grande unità tra il fronte dell'opposizione e la gente. Io, noi, siamo testimoni che prima, durante e dopo ogni manifestazione ognuno sa cosa fare. Basta vedere gli inviti alla mobilitazione, la preparazione dei cortei tra i gruppi politici e la gente in modo che la protesta sia più efficace. D'altro canto, se non ci fosse tutto questo, il movimento si sarebbe spento da tempo, subito dopo la prima repressione. La resistenza c'è, nonostante la repressione, perché è organizzata. Ed è organizzata bene».
Proprio questo coordinamento tra la gente e il fronte dell'opposizione, la lunga e strenua durata di questa resistenza, può far pensare a un colpo di mano che porti alla caduta del regime, oppure i tempi sono ancora lunghi?
«Potrebbe esistere una possibilità di rovesciamento improvviso del regime. Ma non è questa la volontà dei riformisti, perché dopo il rovesciamento si determinerà inevitabilmente un'atmosfera emotiva che porterà delle incognite che renderanno difficile interpretare i veri sentimenti del popolo ed applicare una strategia e una politica precise. La gente non ha dimenticato la rivoluzione del 1979. Oggi pensa che per arrivare alla democrazia bisogna avere un approccio più razionale e pacifico, anche se il regime - come abbiamo visto anche negli ultimi giorni - pensa di riuscire a controllare la situazione con la repressione più dura e totale. Ed è questa la possibilità di cui parlavo prima. Paradossalmente, proprio la gente che manifesta in maniera determinata ma pacifica, messa continuamente di fronte al pugno di ferro, potrebbe avere una reazione improvvisa e imprevista che potrebbe portare a un rovesciamento del regime».

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Gianfranco Sansalone
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30-12-2009
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Rimbalzato su YouTube da antefatto/il fatto quotidiano.



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