VENEZUELA: CHAVEZ CHIUDE 34 RADIO E TV, ALTRE 200 A RISCHIO
Continua la stretta del regime boliviano contro i mezzi di comunicazione. La chiusura coatta, ufficialmente giustificata da esigenze tecnico-amministrative, si inserisce nel processo che il Presidente chiama “democratizzazione dei media” e che prevede pene detentive fino a 4 anni per i così detti "reati mediatici". Le proteste di Reporters sans Frontières e Espacio Publico, organizzazioni in difesa della libertà di espressione.
Il 1 ° agosto il governo venezuelano ha ritirato le concessioni di frequenza a 34 fra stazioni radio e canali televisivi e ha annunciato che altre 200 emittenti corrono il rischio di subire la stessa sorte. Secondo Diosdado Cabello, il ministro per la tutela della Commissione nazionale delle telecomunicazioni (Conatel), questa decisione è dovuta a motivi tecnico-amministrativi: i proprietari dei mezzi di comunicazione non avrebbero potuto dimostrare di essere effettivamente i titolari delle licenze diffusione. «In ogni stato di diritto - ha protestato Reporters sans Frontières - un'emittente sospettata di utilizzare le frequenze in modo illecito sarebbe stata informata del procedimento legale in corso: in questo modo gli avvocati avrebbero avuto la possibilità di spiegare le loro ragioni o di presentare ricorso. La chiusura in massa dei mezzi di comunicazione d'opposizione, così come la volontà del governo di mettere a tacere le voci dissenzienti e di esacerbare le divisioni della società venezuelana, è pericolosa per il futuro del dibattito democratico». Per protesta centinaia di persone si sono radunate presso le sedi delle stazioni costrette a chiudere. "No alla censura", "Popolo, apri gli occhi, c'è una dittatura", si leggeva su alcuni cartelli issati dai manifestanti davanti alla sede del gruppo radiofonico Cnb, uno dei mass media sospesi, a Caracas. «Stiamo assistendo alla più importante disposizione di limitazione alla libertà di espressione mai istituita in Venezuela e senza precedenti in democrazia» ha affermato Carlos Correa, direttore dell'organizzazione "Espacio Publico" che difende la libertà di espressione. "La serrata" avviene proprio nel momento in cui il governo di Hugo Chavez annuncia di voler "democratizzare" il settore dei mezzi di informazione. Il 30 luglio, il procuratoe generale della Repubblica Luisa Ortega Diaz, ha presentato all'Assemblea Nazionale una proposta di legge che prevede di punire severamente i colpevoli dii "crimini mediatici". «È necessario che il Venezuela disciplini la libertà di espressione» ha affermato, aggiungendo: «Chiedo che si ponga un limite a questo diritto». Il disegno di legge prevede pene detentive per i reati che la legge del 2004 sulla Responsabilità Sociale di Radio e Televisioni (legge Resort) puniva con multe e sospensioni delle licenze. Esso introduce inoltre nuovi reati. Pertanto, la divulgazione di informazioni ritenute "false", "manipolate" o "distorte", come le informazioni "pregiudizievoli per gli interessi dello Stato" o che costituiscono una violazione della "morale pubblica" e della "salute mentale", saranno considerate dei reati mediatici con pene fino a quattro anni di reclusione. Il disegno di legge prevede anche il reato di "rifiuto di divulgare informazioni" e di "astensione volontaria dalla diffusione di un'informazione", mettendo così in discussione il diritto alla protezione delle fonti giornalistiche. Entrambi i reati sono passibili di sanzioni da sei mesi a quattro anni in prigione.
IL TG1 PERDE LA FACCBOOK - La pagina di FaceBook del Tg1 è letteralmente assaltata da lettere di critiche, proteste, insulti, lamentele, richieste di dimissioni del direttore: insomma, un uragano di indignazione sul modo di condurre il telegiornale che si abbatte su quella che un tempo era la maggiore e più autorevole testata televisiva nazionale. Ma non solo nessuno risponde sulle pagine del social network, ma nessuno ne da conto in alcun modo ai telespettatori, in barba alla trasparenza, al fatto che si tratta di una tv pubblica, al rapporto fiduciario tra giornale e lettori. Un blogger telefona inutilmente al Tg1 per avere spiegazioni. Ecco il suo emblematico viaggio tra imbarazzi, silenzi, non risposte.
Rimbalzato su YouTube da antefatto/il fatto quotidiano.
DDL ALFANO: SE LO CONOSCI LO EVITI - Il quaderno Unci sui pericoli per la libertà d'informazione e la democrazia del provvedimento del ministro della Giustizia. LA PROPOSTA DI RIFORMA DELL'ORDINE DEI GIORNALISTI - Il documento approvato dal Consiglio Nazionale a Positano nell'ottobre 2008. WALTER TOBAGI, GIORNALISTA - Antologia di scritti dell'editorialista del Corriere della Sera ucciso dai terroristi. Edizione Associazione Lombarda Giornalisti, di cui era Presidente. GRAZIE FRANCO - Un commosso omaggio al giornalista Franco Carlini, mancato nell'agosto 2007. A cura di Aba News. GIORNATA DELLA MEMORIA DEI GIORNALISTI UCCISI DA MAFIE E TERRORISMO - Presentato dall'Unione Cronisti Italiani nella cerimonia del 3 maggio 2008 in Campidoglio.
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