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Reporters Agenda News ISAF

L'Agenda News - Anno III, N. 462 - Venerdì 24 Luglio 2009
Dal lunedì al venerdì
LIBERTÀ DI INFORMAZIONE

RSF DENUNCIA
LA “STRETTA” CONTRO
RADIO E TV PRIVATE
IN VENEZUELA
Secondo Reporter sans Frontières, l'organizzazione per la libertà di stampa nel mondo, il governo di Chávez sta adottando drastiche misure per limitare ulteriormente l'attività di canali non statali. Particolarmente sotto tiro Globvisiòn, che rischia il ritiro della concessione a trasmettere via etere. Ma è già cominciata la “valutazione di legalità” di 240 stazioni radio.

Reporter senza frontiere ritiene pericolose le modifiche legislative e regolamentari annunciate in queste ultime settimane dal governo venezuelano, al solo scopo di punire i mass media per una linea editoriale giudicata contraria agli scopi governativi.
«Il governo bolivariano – denuncia l'organizzazione che difende la libertà di stampa nel mondo - spera seriamente che la sua politica creerà l'unanimità ostacolando o censurando una stampa insufficientemente flessibile? Crede che i cittadini non siano abbastanza maturi per farsi una loro opinione? Queste manovre legislative, regolamentari e giudiziarie recano l'obiettivo di “proteggere la salute mentale” della popolazione. Le norme e le leggi, che un governo cambia o interpreta nuovamente per imporre ciò che giudica essere la sola verità mediatica possibile, sono soltanto gli strumenti di una crociata ideologica iniziata già da tempo. Chiamiamo il governo a sospendere le misure contrarie ai principi costituzionali fondamentali ed alla giurisprudenza interamericana in materia di libertà d'espressione».
Già presa di mira da cinque procedure amministrative che minacciano la diffusione dei suoi programmi, denuncia RSF, il canale di informazione privato Globovisión potrebbe perdere più rapidamente del previsto la sua concessione di frequenza, formalmente valida fino al 2013. Il 10 luglio, il ministro dei lavori pubblici e degli alloggi, Diosdado Cabello - da cui dipende la Commissione nazionale delle telecomunicazioni (Conatel) - ha comunicato che lo Stato cercava di recuperare il 50% dell'aggiudicazione della licenza della rete televisiva. Se la concessione dovesse essere ritirata, Globovisión potrebbe tuttavia proseguire la sua programmazione via cavo, come Radio Caracas Televisión (RCTV), la cui frequenza hertziana non è stata rinnovata nel maggio 2007. «Tuttavia – sostiene RSF - queste due catene non sfuggirebbero alle "serrature", i programmi istituzionali dove il presidente Hugo Chávez stesso prende la parola per una durata indeterminata e requisisce in questo modo tutte le antenne hertziane nello stesso momento. Sottoposte alla legge di responsabilità sociale in radio e televisione, le catene cablate dovrebbero dimostrare che più del 70% della loro produzione è d'origine straniera per potersi sottrarre alle "serrature". Accusata “di terrorismo mediatico” dai partigiani del Capo dello Stato, Globovisión è oggetto di una vera campagna di denigrazione riflessa da alcuni mass media pubblici. Il 17 luglio 2009 è d'altra parte cominciata la valutazione della legalità della diffusione di 240 stazioni radio. Circa il 40% del paesaggio radiofonico è interessato da questa vasta revisione. La chiusura possibile delle frequenze giudicate illegali dal governo si accompagnerebbe alla battitura dell'attrezzatura di trasmissione e dal divieto di diffusione per cinque anni per chi fosse giudicato irregolare».
Nonostante le proteste della Camera di radiodiffusione venezuelana, il ministro Diosdado Cabello ha escluso ogni concertazione con un paesaggio radiofonico qualificato come “oligarchico”. I rappresentanti dei mass media non hanno neppure avuto la possibilità di difendere pubblicamente il proprio caso ed i criteri di revisione delle frequenze non sono stati resi pubblici. Secondo il ministro, «lo spazio radiofonico è uno dei soli luoghi dove la rivoluzione non si è fatta sentire».
Il 3 luglio scorso, il Procuratore generale della Repubblica, Luisa Ortega Diaz, ha chiesto all'Assemblea Nazionale di adottare una legge che punisca «le offese mediatiche» dei mass media che causano «angoscia, preoccupazione e panico» tra la popolazione. Queste dichiarazioni – sostiene RSF - sono state rilasciate in seguito alla diffusione di messaggi unificati a favore della proprietà privata, diffusi sulle reti private Venevisión, Televen, Globovisión, Meridiano TV e sulle stazioni Onda 107.9 e Fiesta 106.5.

(Fonte: Reporters sans Frontières)

www.rsf.org/

Redazione
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24-07-2009
IL TG1 PERDE LA FACCBOOK - La pagina di FaceBook del Tg1 è letteralmente assaltata da lettere di critiche, proteste, insulti, lamentele, richieste di dimissioni del direttore: insomma, un uragano di indignazione sul modo di condurre il telegiornale che si abbatte su quella che un tempo era la maggiore e più autorevole testata televisiva nazionale. Ma non solo nessuno risponde sulle pagine del social network, ma nessuno ne da conto in alcun modo ai telespettatori, in barba alla trasparenza, al fatto che si tratta di una tv pubblica, al rapporto fiduciario tra giornale e lettori. Un blogger telefona inutilmente al Tg1 per avere spiegazioni. Ecco il suo emblematico viaggio tra imbarazzi, silenzi, non risposte.
Rimbalzato su YouTube da antefatto/il fatto quotidiano.



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