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L'Agenda News - Anno III, N. 454 - Martedì 14 Luglio 2009
Dal lunedì al venerdì
WEB

PRIMO SCIOPERO
DEI BLOGGER
CONTRO IL DDL ALFANO
«CENSURA LA RETE»
Oggi si fermano i blog italiani per protestare contro le norme della legge che prevede l'obbligo di rettifica, contro pesanti sanzioni, oltre alle imposizioni già previste dalle leggi vigenti. Raduno in piazza Navona a Roma con “imbavagliamento” della statua del Pasquino. Intervista all'ideatore della protesta, Alessandro Gilioli

Per la prima volta nella storia della rete italiana, circa un migliaio di blog oggi osserva una giornata di silenzio. Al posto dei consueti post, i blog italiani pubblicano solo il banner di protesta contro il decreto Alfano e in particolare contro quella parte che «soffoca la libertà della Rete con il pretesto dell’obbligo di rettifica». Allo sciopero on line si accompagna un incontro in piazza Navona a Roma alle 19, al termine del quale sarà simbolicamente imbavagliata la statua del Pasquino. Fra le adesioni alla protesta, si contano anche quelle di Marco Travaglio, Luca Sofri, Antonio Di Pietro, Sinistra e Libertà, Vincenzo Vita, Alessandro Robecchi, Ivan Scalfarotto, Pietro Folena, Giuseppe Civati, Mario Adinolfi, l’associazione “Articolo 21”.
«Il cosiddetto “obbligo di rettifica” imposto al gestore di qualsiasi sito informatico (dai blog ai social network come Facebook e Twitter) previsto dal ddl Alfano sulle intercettazioni - affermano gli organizzatori - appare chiaramente come un pretesto, un alibi. I suoi effetti in termini di burocratizzazione della Rete, di complessità di gestione dell’obbligo, di sanzioni pesantissime per gli utenti, rendono il decreto una nuova legge ammazza-internet. I blogger sono già oggi del tutto responsabili, in termini penali, di eventuali reati di ingiuria, diffamazione o altro: non c’è alcun bisogno di introdurre sanzioni insostenibili per i “citizen journalist” se questi non aderiscono alla tortuosa e burocratica imposizione prevista nel Decreto Alfano».
A piazza Navona stasera sono attesi, fra gli altri, Ignazio Marino, Antonio Di Pietro e il “guru” di internet Derrick de Kerkchove. «Non bastava - afferma in particolare Di Pietro assicurando la presenza in piazza - il controllo assoluto dell’informazione radiotelevisiva. Ora, il governo tenta di imbavagliare anche internet, reprimendo l’ultimo prezioso spazio di democrazia. Il colpo di mano sta avvenendo attraverso il famigerato e incostituzionale ddl Alfano che, oltre a bloccare il lavoro della magistratura, imbriglia e censura la libertà di opinione e di accesso alle informazioni. Noi dell’IdV non ci stiamo e, fermamente, ci opponiamo a quest’ennesima censura».
L'idea dello sciopero è stata lanciata dallo scrittore e giornalista dell'Espresso - nonché curatore del blog PiovonoRane, Alessandro Gilioli, che è stato intervistato da Blogsfere sull'iniziativa. Ecco il testo.
Partiamo dal ddl intercettazioni. Perché tanta preoccupazione?
Si tratta di un violento tentativo del governo di mettere un bavaglio a tutti i media - inclusi siti e blog, con effetti che però vanno molto oltre: arriva a legare le mani a molte inchieste e a far la gioia di molti faccendieri e criminali, specie quelli finanziari, ma non solo. L'aspetto delle intercettazioni, gravissimo, è però stato abbondantemente spiegato e discusso, e lo sarà ancora: quello che invece è stato poco messo in luce, e che è ancora più grave, è l'articolo che con l'alibi dell'obbligo di rettifica soffoca di fatto anche i blog e social network. E Guido Scorza ne ha spiegato bene gli effetti devastanti.
Scrivi che «il primo “sciopero dei blog” avrebbe un impatto mediatico straordinario, forse perfino superiore a quello dei professionisti». Perché?
Per anni si è contrapposto un po' ingenuamente il mainstream journalism al citizen journalism, che invece hanno ugualmente valenza civile e sono ugualmente indispensabili in una società libera e plurale. Oggi ci troviamo di fronte a un attacco alla libertà di di tutti i media, dal grande giornale al più piccolo blog. Se tutti i blog facessero una giornata di silenzio - con un banner che ne spiega le ragioni - nel giorno in cui anche giornali e tv tacciono, sarebbe uno straordinario segnale di coloro che fanno comunicazione che, insieme, dicono al potere: “non vogliamo farci imbavagliare”.
Eppure di scioperi dei giornalisti ne abbiamo visti tanti. Quale sarebbe la differenza con questa protesta?
Questo sarebbe il primo sciopero dei blogger, per interessi non di categoria ma in nome della libertà della Rete. Sono certo che un'ampia partecipazione dei blog a questa iniziativa avrebbe un impatto mediatico perfino maggiore di tante altre battaglie civili fatte nella Rete italiana. Quella per la libertà e la pluralità dei media è una battaglia che ci riguarda tutti come cittadini: giornalisti e no, blogger e no.
Alcuni blogger hanno aderito alla tua proposta, altri no. Chi è contro credi lo faccia per distinguere la propria identità da quella dei media mainstream?
Non saprei. Nel caso, sarebbe anteporre il proprio interesse di categoria a quello collettivo. Proprio quello che caratterizza le caste, proprio quello che hanno fatto spesso i giornalisti! Comunque in meno di un giorno da quando si è iniziato a parlarne le adesioni superano di gran lunga le fisiologiche critiche.
Se anche questo sciopero non influisse in alcun modo sulla legge, quale sarebbe l'alternativa?
Non credo che sia il caso di ragionare di alternative bensì di ulteriori strumenti e idee. Più ce ne sono, meglio è. Questa è una legge incivile che non deve passare nel torpore e nell'indifferenza di chi fa libera comunicazione e di chi è utente di libera comunicazione. Insomma di tutti i cittadini.
Credi che giornalisti e blogger dovrebbero unire e fare sentire insieme la propria voce?
Credo che su un tema così non solo i giornalisti e i blogger, ma tutti quelli interessati a vivere in una società più libera, civile e plurale dovrebbero incazzarsi parecchio.

Vedi anche
Diritto alla rete
Intervista: lo sciopero dei blogger

Apcom/Blogsfere/
@email

14-07-2009
IL TG1 PERDE LA FACCBOOK - La pagina di FaceBook del Tg1 è letteralmente assaltata da lettere di critiche, proteste, insulti, lamentele, richieste di dimissioni del direttore: insomma, un uragano di indignazione sul modo di condurre il telegiornale che si abbatte su quella che un tempo era la maggiore e più autorevole testata televisiva nazionale. Ma non solo nessuno risponde sulle pagine del social network, ma nessuno ne da conto in alcun modo ai telespettatori, in barba alla trasparenza, al fatto che si tratta di una tv pubblica, al rapporto fiduciario tra giornale e lettori. Un blogger telefona inutilmente al Tg1 per avere spiegazioni. Ecco il suo emblematico viaggio tra imbarazzi, silenzi, non risposte.
Rimbalzato su YouTube da antefatto/il fatto quotidiano.



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