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L'Agenda News - Anno III, N. 535 - Mercoledì 24 Giugno 2009
Dal lunedì al venerdì
tv_iraniana.jpg INFORMAZIONE & POTERE

IRAN: OGGI
HO COMPRATO
I GIORNALI
SOLO MENZOGNE
MENTRE HO PAURA
PER I CORTEI DI DOMANI
Nuova corrispondenza della studentessa che da Teheran ci informa sull'evolversi della situazione: sono rimaste in edicola solo testate legate al regime e, a sorpresa, il giornale "Etemad Melli", che critica aspramente la Tv di Stato. Confessioni estorte con la tortura e registrate vengono mandate in onda mentre il regime attacca Obama e l'Occidente. Intanto riprendono i disordini.


Non riesco a collegarmi ai siti che preferisco per reperire notizie. Qui c'è molta tensione. Sono uscita e ho comprato qualche giornale. Sono scioccata dalla montagna di bugie che scrivono e poi sono convinti che ci beviamo le loro menzogne.
Ho preso Keyhan, giornale ultraconservatore, che apre con questo titolo: ”L'onda di sangue di Mir Hossein Mousavi”, per deformare la nostra ''Onda verde''.
Lo accusano di essere egoista e di avere la colpa di tutto, chiamano gli oppositori fuorilegge che incitano la popolazione alla violenza e alla distruzione dei beni pubblici.
Ho preso anche il giornale Iran legato al presidente golpista Ahmadinejad, e apre con un articolo che elenca ”Le 24 ragioni per i 25 milioni di voti''.
Sono arrabbiata del fatto che si pavoneggiano dei nostri voti verdi, mi vengono in mente gli slogan e i cartelloni delle manifestazioni che dicevano ''Il mio voto verde non era il tuo nome nero'' oppure ''2x2=24 milioni!!!''.
Non leggo neanche le 24 bugie e guardo le altre notizie ''Due diplomatici britannici espulsi''. Dicono che la Gran Bretagna finanzia i rivoltosi! Prima hanno cacciato i giornalisti stranieri e adesso cacciano anche i diplomatici! La verità è che vogliono isolarci. Ma non riusciranno a isolare la nostra mente e i nostri sogni.
L'ayatollah Ali Khamenei ha detto che Barack Obama deve rispettare il nostro popolo e non deve fare pressioni internazionali. Loro sembrano decisi ad andare avanti, mostrano molta sicurezza.
''Il 60% degli arrestati non hanno votato'': questa è la classica accusa che ci rivolgono tutti i giorni: di essere dei traditori manovrati dall'estero. Leggo che nelle carte d'identità delle persone catturate dal regime non ci sono i timbri delle elezioni del 12 giugno. Quanti ne avranno presi, dove saranno?
Ho saputo che durante gli interrogatori usano come arma di ricatto le intercettazioni delle loro telefonate e delle loro mail per estorcere le confessioni.
Alcuni sotto minaccia e torture rilasciano confessioni filmate che poi vengono mandate nella Tv di Stato. Ma chi crederà a queste confessioni?
Hanno arrestato anche i redattori del giornale di Mir Hossein Moussavi, come quelli di tanti altri quotidiani e periodici di opposizione che sono stati chiusi e i redattori sono spariti, incarcerati, finiti nel nulla.
Finalmente apro il mio giornale preferito, Etemad Melli, che ho ritrovato con stupore in edicola: negli ultimi giorni non l'ho mai trovato. Il titolo principale è la lettera di Mehdi Karrobi al direttore generale della televisione di Stato Zarghami: ''Siete voi che spingete il popolo verso i media stranieri''.
Karrobi accusa la Tv di Stato di aver dato la possibilità ad Ahmadinejad di parlare e accusare tutti gli altri candidati e dopo le elezioni di non avere dato spazio alla voce della protesta. Ha dato notizie false per giustificare i basiji e la polizia minando la fiducia degli iraniani verso la Tv e di conseguenza anche verso il regime nella sua totalità.
Esorta a dare le notizie in modo imparziale e completa, cosi la gente non sarà costretta a sfidare la legge per informarsi dai media stranieri, cosi tanto accusati di fomentare la protesta.
La Tv oggi è stata scandalosa, non ha dato alcuna notizia. Non la guarderò più e non comprerò più i prodotti pubblicizzati sulle reti radiotelevisive pubbliche: così abbiamo deciso noi del Comitato, e sono giorni che facciamo passaparola.
Se a qualcuno era rimasta un poco di fiducia verso i mezzi di comunicazione, ogni giorno ne perde un pezzo: basta solo guardare e leggere come vengono date le notizie. Ormai viviamo nell'incertezza.
Ieri e oggi sembravano giornate più calme, ma all'improvviso la tensione è ripresa. Giungono voci di disordini, di scontri, di nuovi arresti, ma è per domani la grande paura. Domani sono previste le manifestazioni per commemorare le vittime dei giorni scorsi. Dal governo è giunta la minaccia: nessuno scenda in piazza, è vietata qualunque forma di assembramento pubblico. Temiamo che finisca male. In uno degli ultimi cortei molti ragazzi e ragazze con fazzoletti, bandiere, nastrini verdi sono andati incontro ai poliziotti gridando loro “Proteggeteci”, e avevano dei fiori in mano. Ci sono anche filmati che sono stati girati con i telefonini e che ora circolano nei nostri blog e nei social network. Alla fine molti avevano l'impressione che fra i militari ci sia chi parteggi con la gente. Forse si spaccano, forse c'è la speranza che molti li abbandonino, si diceva.
Intanto, attraverso i blog abbiamo saputo che le tecnologie che il regime sta usando per soffocare le proteste sul web sono state fornite dalla tedesca Siemens e dalla Nokia finlandese. Questa notizia pare sia stata pubblicata dal Wall Street Journal: sembra che grazie a questi programmi il governo possa non solo bloccare la rete internet ma anche controllare una ad una le informazioni scambiate. Forse è per questo che da qualche giorno l'adsl non funziona più e ci si può collegare a internet col telefono analogico che è lentissino: con una rete lenta i controlli si posso fare meglio. Secondo lo stesso giornale i navigatori in Iran sono 23 milioni, ma la via principale del web è strettamente controllata.
(traduzione Katia Merlo)

La vignetta: la Tv iraniana parla di ricette di cucina mentre fuori scoppia la rivolta. Dai blog degli studenti iraniani.


Fatemeh Karimi è lo pseudonimo di una studentessa di Teheran che partecipa agli scontri di piazza contro il governo, e che da oggi, collegandosi con la redazione del nostro quotidiano attraverso vari e complicati espedienti, cercherà di tenerci informati su quanto sta succedendo in Iran, e soprattutto su come la libertà di stampa, soppressa dal regime, è tenuta in vita dagli studenti, a rischio della vita, attraverso telefonini, lentissimi collegamenti a internet, social network, e corrispondenze clandestine come questa a media occidentali.

La protesta iraniana passa dalle strade al web. Questi sono gli indirizzi dove si possono reperire foto e filmati e notizie.
foto grandi
http://shooresh1917.blogspot.com/ - Blog molto aggiornato anche di filmati
http://tehranbroadcast.com/
http://www.flickr.com/photos/fhashemi/sets/72157619758530748/show/ Con foto delle manifestazioni
http://femschool.info/english/
http://tehranlive.org/2009/06/17/demonstration-and-protests-to-election-results-the-5th-day/#comments
http://paulocoelhoblog.com/2009/06/22/iran-by-neda/
http://www.facebook.com/mousavi
http://twitter.com/PersianKiwi Notizie minuto per minuto
http://www.youtube.com/watch?v=x4ffhDxRHbM
http://www.youtube.com/watch?v=TPwswYjjVY0
http://www.youtube.com/watch?v=YwKVLwckDYw
http://andrewsullivan.theatlantic.com/the_daily_dish/
http://www.dissentmagazine.org/online.php?id=256
http://www.guardian.co.uk/commentisfree/2009/jun/19/iran-election-mousavi-ahmadinejad
http://www.bbc.co.uk/
http://www.voanews.com/english/index.cfm

I gruppi su Face Book
- Elezioni in Iran: la Rivoluzione Verde!
- Solidarietà degli studenti iraniani
- I Love Teheran!
- I Support Iranians Inside Iran
- Note di Mir Hossein Mousavi


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Fatemeh Karimi
@email

24-06-2009
IL TG1 PERDE LA FACCBOOK - La pagina di FaceBook del Tg1 è letteralmente assaltata da lettere di critiche, proteste, insulti, lamentele, richieste di dimissioni del direttore: insomma, un uragano di indignazione sul modo di condurre il telegiornale che si abbatte su quella che un tempo era la maggiore e più autorevole testata televisiva nazionale. Ma non solo nessuno risponde sulle pagine del social network, ma nessuno ne da conto in alcun modo ai telespettatori, in barba alla trasparenza, al fatto che si tratta di una tv pubblica, al rapporto fiduciario tra giornale e lettori. Un blogger telefona inutilmente al Tg1 per avere spiegazioni. Ecco il suo emblematico viaggio tra imbarazzi, silenzi, non risposte.
Rimbalzato su YouTube da antefatto/il fatto quotidiano.



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