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L'Agenda News - Anno III, N. 534 - Martedì 23 Giugno 2009
Dal lunedì al venerdì
donnexweb.jpg INFORMAZIONE & POTERE

IRAN: COSÌ NOI STUDENTI
ABBIAMO PRESO IL POSTO
DEI GIORNALISTI
ARRESTATI DAL REGIME
Una studentessa da Teheran racconta al nostro quotidiano come dopo la chiusura di molti giornali, la sistematica disinformazione della Tv di Stato, l'arresto di 180 redattori e cronisti (e l'espulsione di corrispondenti e inviati stranieri) è la gente – con telefonini e lentissimi e rischiosi collegamenti a internet - a diffondere le notizie al mondo sulla sanguinosa protesta in atto

La giornata tipo del contestatore in Iran? La mattina si fa informazione via telefono e con il lentissimo e filtratissimo internet (l'adsl non funziona più da tempo in tutto il Paese), il pomeriggio in strada con cartelloni e slogan e infine la sera a gridare "Allaho-Akbar/Dio è grande” dai tetti e dai terrazzi delle case.
Questa è la vita a Teheran e nelle altre città iraniane dove dal 12 di giugno la protesta non dà segnali di cedimento.
Hanno trasformato le nostre vite, viviamo in una situazione di crisi permanente. Le strade principali sono tutte vigilate dai Pasdaran e dai miliziani Basiji (squadracce di volontari al servizio del regime della Repubblica Islamica dell’Iran). Gli sms non funzionano dal giorno delle elezioni, quel venerdi in cui la situazione è precipitata e il corso normale della vita è cambiata.
La Tv di stato trasmette menzogne e notizie create ad arte per giustificare l’operato del regime. Dà notizie che ormai nessun iraniano può più credere. La popolazione si sente presa in giro dalla televisione che guarda tutti i giorni: sì, forse lo sapeva già che comunque era pur sempre una Tv di Stato, ma non tollera più l’immensità delle bugie. Gli iraniani vogliono boicottare i prodotti pubblicizzati e si sono organizzati in gruppi sui social network Facebook e Twitter. Alcuni commentatori della televisione pubblica si sono già dimessi: sarebbe fantastico se lo facessero in tanti.
La battaglia si fa coi cellulari: non possiamo telefonare e mandare sms, ma il nostro telefonino sa fare anche foto e filmati. Portare il telefono in manifestazione è diventato pericoloso, se ti vedono rischi l'arresto o di essere picchiato, lo facciamo di nascosto tra la folla e dalle finestre delle case. Rubiamo attimi di violenza e di coraggio.
Torniamo a casa esausti e dopo molti tentativi riusciamo a connetterci e cerchiamo di caricare in rete le foto e i filmati della giornata in strada. Lo facciamo per documentare e informare ma anche perché il coraggio e il sacrificio dei nostri fratelli e sorelle non sia vano. Lo facciamo anche per gli iraniani che vivono all'estero e per il futuro dei nostri figli.
Tutto il mondo deve sapere cosa stanno facendo ad una intera generazione di iraniani che avevano sperato in un cambiamento, sognavano la libertà quella vera dove puoi vestire, leggere, dire e agire come vuoi. Dopo tutto non vogliamo: tanto preferisco morire che vivere questa vita. Penso che la vita sia qualcosa altro che non ho ancora assaporato.
Siamo tagliati dal mondo: hanno sequestrato i giornali riformisti come “Etemade Melli” il giornale di Mehdi Karrobi sconfitto nelle ultime elezioni, e hanno arrestato più di 180 giornalisti. Fino a qualche minuto fa non sapevo ancora come Neda facesse di cognome. Non siamo organizzati, non riusciamo a comunicare tra di noi neanche con i più primitivi mezzi di comunicazione. Devo chiedere ad amici all’estero di mandarmi pezzo per pezzo le notizie e i comunicati via chat (msn, yahoo e skype), devo lasciarli tutti aperti, forse ne funzionerà uno.
Mi hanno detto che tanti cantanti iraniani all’estero hanno composto canzoni a nostro sostegno, mi hanno scritto che forse le ambasciate estere accolgono i feriti, mi hanno detto che forse da domani ci sarà lo sciopero generale che credevo durasse un giorno invece durerà a quanto pare tre giorni.
Ci vogliono imbavagliare, renderci sordi e ciechi ma noi siamo un popolo di blogger, i nostri giornalisti migliori sono in prigione ma prendiamo noi il loro posto.
Mandiamo post su Twitter sulle pagine di Tehran, Neda e Iran Election, il mondo saprà e cosi non rimarrà a guardare, ci darà sostegno e solidarietà.
Cosa stanno pensando o dicendo su di noi nel mondo? Come interverranno i Paesi europei? Ci saranno notizie su quello che sta accadendo qui? Dove sono finiti i nostri leader riformisti? Dov'è Mir Hossein Mousavi? Dove sono Rafsanjani e Krroubi? Sono queste le domande che ci tormentano, che ci rivolgiamo l'uno con l'altro ogni giorno, ogni ora, ogni minuto.
(traduzione Katia Merlo)

Fatemeh Karimi è lo pseudonimo di una studentessa di Teheran che partecipa agli scontri di piazza contro il governo, e che da oggi, collegandosi con la redazione del nostro quotidiano attraverso vari e complicati espedienti, cercherà di tenerci informati su quanto sta succedendo in Iran, e soprattutto su come la libertà di stampa, soppressa dal regime, è tenuta in vita dagli studenti, a rischio della vita, attraverso telefonini, lentissimi collegamenti a internet, social network, e corrispondenze clandestine come questa a media occidentali.


La protesta iraniana passa dalle strade al web. Questi sono gli indirizzi dove si possono reperire foto e filmati e notizie.
http://shooresh1917.blogspot.com/ - Blog molto aggiornato anche di filmati
http://tehranbroadcast.com/
http://www.flickr.com/photos/fhashemi/sets/72157619758530748/show/ Con foto delle manifestazioni
http://femschool.info/english/
http://tehranlive.org/2009/06/17/demonstration-and-protests-to-election-results-the-5th-day/#comments
http://paulocoelhoblog.com/2009/06/22/iran-by-neda/
http://www.facebook.com/mousavi
http://twitter.com/PersianKiwi Notizie minuto per minuto
http://www.youtube.com/watch?v=x4ffhDxRHbM
http://www.youtube.com/watch?v=TPwswYjjVY0
http://www.youtube.com/watch?v=YwKVLwckDYw
http://andrewsullivan.theatlantic.com/the_daily_dish/
http://www.dissentmagazine.org/online.php?id=256
http://www.guardian.co.uk/commentisfree/2009/jun/19/iran-election-mousavi-ahmadinejad
http://www.bbc.co.uk/
http://www.voanews.com/english/index.cfm

I gruppi su Face Book
- Elezioni in Iran: la Rivoluzione Verde!
- Solidarietà degli studenti iraniani
- I Love Teheran!
- I Support Iranians Inside Iran
- Note di Mir Hossein Mousavi

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Fatemeh Karimi
@email

23-06-2009
IL TG1 PERDE LA FACCBOOK - La pagina di FaceBook del Tg1 è letteralmente assaltata da lettere di critiche, proteste, insulti, lamentele, richieste di dimissioni del direttore: insomma, un uragano di indignazione sul modo di condurre il telegiornale che si abbatte su quella che un tempo era la maggiore e più autorevole testata televisiva nazionale. Ma non solo nessuno risponde sulle pagine del social network, ma nessuno ne da conto in alcun modo ai telespettatori, in barba alla trasparenza, al fatto che si tratta di una tv pubblica, al rapporto fiduciario tra giornale e lettori. Un blogger telefona inutilmente al Tg1 per avere spiegazioni. Ecco il suo emblematico viaggio tra imbarazzi, silenzi, non risposte.
Rimbalzato su YouTube da antefatto/il fatto quotidiano.



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