A dispetto del tentativo delle autorità di impedire l'accesso a internet e l'uso dei cellulari per bloccare la protesta, i sostenitori di Mir Hossein Mussavi, candidato sconfitto alle elezioni del 12 giugno contro il presidente uscente Mahmoud Ahmadinejad, sospettato di brogli, continuano a gridare la propria rabbia. Ieri, stando a Radio Payam e alla tv iraniana in lingua inglese Press Tv, sette manifestanti sono stati uccisi negli scontri di piazza a Teheran. Per oggi pomeriggio è previsto un nuovo corteo nella capitale, mentre lo scontro tra progressisti e conservatori si gioca anche su internet, attraverso l'oscuramento reciproco dei siti dei sostenitori. I giovani, intanto, comunicano attraverso Twitter.
Resta esplosiva la situazione a Teheran, dopo la sconfitta del candidato progressista Mir Hossein Mussavi alle elezioni che si sono svolte nei giorni scorsi, il cui risultato, a favore del presidente uscente conservatore Mahmoud Ahmadinejad, secondo molti era già scritto molto prima del voto. I sostenitori di Mussavi sono scesi in piazza dando vita a scontri che ieri, stando a Radio Payam e alla tv iraniana in lingua inglese Press Tv, avrebbero mietuto sette vittime tra i civili. Fonti non ufficilali parlano anche di 17a arresti. Per impedire il dilagare della rivolta il governo ha tentato di bloccare i media che avrebbero potuto raccontare quanto stava accadendo in Iran. La BBC, ad esempio, ha riportato di dover fare i conti con una forte interferenza al segnale del satellite che le permette di trasmettere in lingua farsi e molti utenti hanno denunciato il malfunzionamento dei loro telefoni cellulari, il rallentamento della connessione internet e l'impossibilità di accedere ai siti stranieri, primi fra tutti Facebook e You Tube. Tutti “guasti” molto convenienti per Ahmadinejad, specie quello ai telefoni cellulari, visto che venivano utilizzati dai sostenitori di Mussavi per organizzarsi (nei giorni delle elezioni gli sms inviati in Iran sono passati da un media di 55 milioni a 110 milioni) e per fare contro informazione. Anche Twitter, il portale aggiornato direttamente dagli utenti e utilizzato per raccontare in diretta che cosa accade nel mondo, può essere aggiornato via sms. E proprio su Twitter sono arrivati migliaia di messaggi sulla situazione iraniana, in larga parte postati da stranieri, ma in alcuni casi anche da iraniani riusciti in qualche modo a sfuggire alla censura. E di censura è il caso di parlare anche in relazione all'oscuramento di tutti gli organi di informazione a favore di Mussavi (come la web tv Moj Sevom e il giornale Kalameh Sabz), al quale tuttavia hanno risposto per le rime alcuni hacker schierati dalla sua parte, che hanno colpito, oscurandoli, il sito di Ahmadinejad, quelli di alcuni media filogovernativi e degli organi politici della Repubblica islamica. «In ogni tipografia, rappresentanti delle autorità controllano ciò che i giornali vogliono pubblicare e sopprimono titoli, articoli o parti di articoli», ha detto all'Afp uno specialista del settore dei media, chiedendo di restare anonimo. Intanto l'associazione Reporters Sans Frontières, che tutela la libertà di informazione, riferisce che decine di giornalisti hanno subito minacce e intimidazioni e che alcuni sono stati arrestati, come ad esempio Said Shariti, responsabile del sito Nooroz. Una violenta azione repressiva - riferisce ISF - è stata attuata dalla polizia anche nei confronti dei media stranieri. Una troupe del TG3 della Rai è rimasta coinvolta negli scontri tra la polizia e i manifestanti: l'interprete iraniana che accompagnava i giornalisti è rimasta ferita e gli agenti hanno sequestrato al cineoperatore la cassetta con le immagini degli scontri. Una troupe della tv pubblica spagnola Tve e due giornalisti olandesi sono stati costretti a lasciare il Paese perché avevano ripreso le manifestazioni di protesta, mentre a due corrispondenti tedeschi di ARD e ZDF è stato impedito di lasciare l’albergo per seguire quanto stava avvenendo per le strade. Per oggi pomeriggio, a partire dalle 14.30, è prevista una nuova manifestazione e si temono nuovi scontri, sebbene Mossavi abbia invitato tutti a dar vita a un corteo calmo e pacifico.
IL TG1 PERDE LA FACCBOOK - La pagina di FaceBook del Tg1 è letteralmente assaltata da lettere di critiche, proteste, insulti, lamentele, richieste di dimissioni del direttore: insomma, un uragano di indignazione sul modo di condurre il telegiornale che si abbatte su quella che un tempo era la maggiore e più autorevole testata televisiva nazionale. Ma non solo nessuno risponde sulle pagine del social network, ma nessuno ne da conto in alcun modo ai telespettatori, in barba alla trasparenza, al fatto che si tratta di una tv pubblica, al rapporto fiduciario tra giornale e lettori. Un blogger telefona inutilmente al Tg1 per avere spiegazioni. Ecco il suo emblematico viaggio tra imbarazzi, silenzi, non risposte.
Rimbalzato su YouTube da antefatto/il fatto quotidiano.
DDL ALFANO: SE LO CONOSCI LO EVITI - Il quaderno Unci sui pericoli per la libertà d'informazione e la democrazia del provvedimento del ministro della Giustizia. LA PROPOSTA DI RIFORMA DELL'ORDINE DEI GIORNALISTI - Il documento approvato dal Consiglio Nazionale a Positano nell'ottobre 2008. WALTER TOBAGI, GIORNALISTA - Antologia di scritti dell'editorialista del Corriere della Sera ucciso dai terroristi. Edizione Associazione Lombarda Giornalisti, di cui era Presidente. GRAZIE FRANCO - Un commosso omaggio al giornalista Franco Carlini, mancato nell'agosto 2007. A cura di Aba News. GIORNATA DELLA MEMORIA DEI GIORNALISTI UCCISI DA MAFIE E TERRORISMO - Presentato dall'Unione Cronisti Italiani nella cerimonia del 3 maggio 2008 in Campidoglio.
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