WEB
FRANCO CARLINI
E L'ALTRUISMO IN RETE
IL CONVEGNO DI GENOVA
In ricordo del giornalista e scienziato genovese scomparso nell'agosto 2007, un incontro all'Università di Genova per parlare di “Politica condivisa e democrazia nell'Internet”. Ed esce così un inedito: la scaletta del “Circolo della conoscenza”, il libro al quale stava lavorando
No, forse non l'avrebbe voluto questo convegno dedicato proprio al suo nome
Franco Carlini, il guru del web. Giornalista un po' schivo e un po' compiaciuto del suo sapere, sempre gentile, sempre più avanti degli altri. Ha portato in Italia – fra le aule dell'Università, sulle pagine di giornali come
Il Manifesto, Il Corriere della Sera, L'Espresso, in un caleidoscopio di convegni, nella montagna di libri che ha scritto per molti editori – la cultura di Internet fin dal suo esordio. Ci ha insegnato cos'era, com'era, come si evolveva la Rete e quello che c'era dentro e fuori. Con i suoi ex studenti, nel 1997 ha creato la società
Totem (
www.totem.to, snobisticamente registrata nel Regno di Tonga, Pacifico Meridionale) che ha subito ottenuto un successo non comune, e lo mantiene saldamente.
Franco Carlini, la notte tra il 29 e il 30 agosto del 2007 si è addormentato nel suo letto e non si è più svegliato. Per sapere il terremoto che il suo sonno eterno ha scatenato tra i vivi, basta digitare il suo nome su qualunque motore di ricerca. Leggere tutto è impossibile, ed è facile trovare, per lui, aggettivi mai sentiti.
Dunque, oggi 20 gennaio 2009, nell'Aula Mazzini della Facoltà di Scienze Politiche dell'Università di Genova, dove Franco è stato docente di uno dei primi corsi italiani – anni Novanta – per il diploma di giornalismo,
Totem gli ha dedicato un convegno. “
Politica condivisa: altruismo e democrazia nella rete”. E i suoi ex ragazzi, ora quasi tutti giornalisti professionisti che ogni giorno lavorano sul web per grandi società e per i “media della casa” hanno detto appunto a una sala gremita che lui sicuramente non avrebbe gradito un convegno di commemorazione, e al solo pensiero avrebbe detto cose da non ripetere in pubblico.
Probabilmente è così.
Ma – nonostante qualche
defaillance per improvvise influenze – visti i brevi saluti di
Stefano Monti Bragadin (coordinatore del corso di laurea interfacoltà in editoria, comunicazione multimediale e giornalismo) degli assessori regionale
Giovanni Pittaluga e della Provincia di Genova
Milò Bertolotto e soprattutto gli interventi della batteria dei relatori, forse
Carlini avrebbe cambiato idea.
Perché si è detto molto di lui, ma è stata una gran bella occasione per parlare di cosa sta succedendo non tanto nel web - che ormai fa tanto parte della vita di ognuno di noi che non ha proprio senso fare convegni su Internet, come ha giustamente rilevato
Carlo Formenti, docente a Lecce e collaboratore del
Corriere della Sera – quanto nell'economia. Di cui –
glocal o
local che sia – siamo inseriti mani e piedi senza alcuna possibilità di sfuggire ai suoi processi.
E allora, sia che
Luca De Biase (responsabile di “Nova24” al
Sole 24Ore) proclami ancora una volta l'esistenza dell'
Economia della felicità (vedi il suo libro –
Laterza), sia che lo stesso
Formenti decreti che Internet incarna ormai un capitalismo nuovo, mai visto prima, che veloce come il vento brucia idee e risorse, fa accumulare grandi capitali rendendo inutili le legislazioni nazionali perché ad esempio è l'individuo stesso che rinuncia ai suoi diritti (tipo quello sulla privacy sacrificato sull'altare di fenomeni come
Facebook, oppure quello d'autore perso dai colossi della musica o del cinema contro piccoli
software che consentono di scaricare dalla rete film o brani di chiunque) non resta che rassegnarsi. Il mondo è cambiato. E forse non proprio non nel senso che voleva
Carlini, che predicava, appunto, la politica condivisa, l'altruismo e la democrazia nella rete.
Ma è davvero così pesto il quadro? Le posizioni sono, come si dice, variegate.
Andrea Ranieri, ex insegnante, ex sindacalista Cgil in anni caldi, ex senatore dell'Ulivo, ora assessore comunale a Genova, sta costruendo la cosiddetta “Città digitale”, raccogliendo e valutanto progetti, aiutanto studiosi, imprenditori e finanze a incontrarsi con uno scopo: ridurre il “
digital divide”, dare a tutti la possibilità di sfruttare le nuove tecnologie per creare opportunità di sviluppo economico, occupazione, creare partecipazione e vicinanza tra amministratori e amministrati. In una parola, mettere il “new” al servizio della comunità per migliorare la qualità della vita. Lui è ottimista.
Andrea Rosso, giornalista, esperto di comunicazione, direttore della Genova-Liguria Film Commission: il digitale ha cambiato anche il cinema, sia per produzione che come fruizione. Oggi il tempo medio dedicato dai consumatori di media va innanzitutto alle tv satellitari, poi a internet. I quotidiani sono in coda. C'è la rinascita del documentario, per produzione, messa in onda e qualità. L'Italia ha ottimi autori, ma è quella che spende di meno. Sia come sia, siamo sempre gli ultimi.
Anna Masera, giornalista, responsabile de
La Stampa.it. I giornalisti si dividono in due categorie. Quelli che lavorano per l'
online, che hanno già cambiato mentalità, vivono forme organizzative orizzontali che non pongono loro barriere nel modo di lavorare e di ragionare, sono aperti nel rapporto con i lettori, spaziano nel web dove trovano nuovi orizzonti, e quelli del giornale di carta che finché non saranno obbligati dal contratto, col web non si mischiano, hanno un rapporto conflittuale, vivono la professione in maniera verticale, gerarchica, fatta di capi, sottocapi, fonti tradizionalie un'organizzazione del lavoro ormai vecchia e superata. Due mondi che non si incontrano ancora.
Enrico Grazzini, giornalista del
Corriera della Sera e di altre testate specializzate. Ottimista. Se si lavora meglio per superare il “
digital divide”, ovvero il divario tra chi usa le nuove tecnologie e chi lo le conosce ancora, il mondo sarà regno di una classe sociale del tutto nuova: quella dei “lavoratori della conoscenza”, che finiranno per trasformare il sistema capitalistico in un nuovo mondo.
Infine
Silvio Barbero, segretario nazionale di
Slow Food Italia, che ha portato l'esperienza dell'asssociazione internazionale fondata da Carlo Petrini nel 1986, e che oggi scopre e riscopre, comunica e promuove la cultura del cibo in tutti i suoi aspetti come un possibile paragone per una rete che scopre, che svecchia, che plasma, che conserva e diffonde, che recupera saperi e conoscenze per globalizzarli. In una democrazia che parte, appunto, dal basso. E in una politica condivisa in cui
Carlini ha sempre creduto.
Nell'occasione, il
Manifesto – da sempre il giornale di Franco – oggi ha pubblicato la scaletta che Carlini aveva steso in vista di un saggio a quattro mani con Patrizia Feletig, sulle tendenze produttive nella Rete. Può essere letto anche come
“10 tesi sull'economia della conoscenza e dell'altruismo”, ovvero il "Circolo della conoscenza".
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Gianfranco Sansalone
@email
20-01-2009