TELECOMUNICAZIONI
EUROPA 7 AVRÀ LE FREQUENZE.
DA RAI UNO, ATTRAVERSO
UNA RIORGANIZZAZIONE
La televisione di Stato però non dovrebbe perdere nulla: conserverà infatti i 7 canali attualmente utilizzati, ma la nuova "ricanalizzazione" libererà un ottavo canale che sarà assegnato a Europa7, probabilmente entro il 30 giugno 2009.
Il ministero dello Sviluppo Economico, che ha assunto anche le competenze del fu ministero delle Comunicazioni, ha presentato un’ipotesi di soluzione per il caso Europa 7, una vicenda che si trascina tra accuse e polemiche da ormai nove anni. Ribadendo "l’impossibilità di procedere all’assegnazione di frequenze analogiche già pianificate" - sono in molti a sostenere che a cederle dovrebbe essere Rete 4 - ha individuato «una serie di nuove frequenze disponibili, organizzabili e strutturabili in una rete di trasmissione a livello nazionale, potenzialmente assegnabile, qualora venissero rispettati determinati requisiti previsti per gli attuali operatori, all’emittente in questione».
Il piano del dicastero ha già ricevuto il via libera dell'Autorità delle Comunicazioni, che il 13 ottobre ha formalizzato il proprio parere tecnico favorevole dopo l'esame da parte del suo consiglio. La soluzione proposta dal ministero passa attraverso la riorganizzazione dello spettro Vhf finora occupato dalle trasmissioni di Raiuno, che però non dovrebbe perdere nulla: conserverà infatti i 7 canali attualmente utilizzati, ma la nuova "ricanalizzazione" libererà un ottavo canale che sarà assegnato a Europa7, probabilmente entro il 30 giugno 2009.
«Base di partenza per l’individuazione di tali risorse frequenziali – spiega Ministero - è stata la Conferenza internazionale di Ginevra del giugno del 2006 che ha definitivamente introdotto per la radiodiffusione televisiva l’obbligo della canalizzazione europea.
Su tali basi, effettuando una ricanalizzazione della banda III in VHF in Italia è possibile disporre - si afferma ancora - di nuove risorse frequenziali compatibili con una rete a copertura nazionale; una ricanalizzazione, è bene sottolineare, obbligatoria e comunque già operante man mano che si digitalizzando le aree tecniche secondo il programma fissato dal decreto ministeriale del 10 settembre scorso recante il calendario dello switch off digitale per aree tecniche.
In tal senso è già stata predisposta la modifica del piano nazionale di ripartizione delle frequenze, sottoposta alla firma del Ministro in forma di decreto ministeriale, prevedendo le fasi per il passaggio dalla canalizzazione italiana a quella europea. In particolare si è acquisito in proposito anche il parere favorevole dell’Autorità e sono in fase di definizione con la RAI le modalità tecnico operative di tale operazione.
Le nuove risorse frequenziali – precisa - si pongono quindi in diretta correlazione con le risultanze della Conferenza internazionale di Ginevra del 2006, per la cui attuazione, dopo oltre 2 anni, questa amministrazione ha iniziato ad attivarsi nel giugno del 2008.
Il Ministero, anche in attuazione della citata recente evoluzione normativa e della sentenza del Consiglio di Stato n. 2624/08, si è posto nella prospettiva di attribuire tali risorse all’emittente Europa 7 (con la quale ha peraltro in corso un procedimento aperto dal 4 agosto 2008 al fine di dare esecuzione alla sentenza del Consiglio di Stato citata) al fine di soddisfare l’interesse da questa vantato, tenendo peraltro conto della necessità di contemperare tale interesse con gli interessi generali rilevanti (in primis la razionale ed efficiente allocazione delle risorse frequenziali e la disciplina, progressivamente formatasi, per la transizione alla tecnologia digitale).
Al tempo stesso, tuttavia, le stesse disposizioni del diritto interno dovranno essere applicate, in ossequio al diritto comunitario, in modo che si escluda qualsiasi discriminazione a favore di Europa 7 e in danno degli altri operatori per quanto riguarda le modalità di accesso allo spettro radioelettrico e gli adempimenti a tal fine necessari, anche per quanto riguarda gli obblighi del concessionario.
In conclusione si sottolinea che l’individuazione delle nuove risorse, insieme alle soluzioni già fornite in sede legislativa ai rilievi della Commissione Europea, alla completa digitalizzazione della Sardegna entro il prossimo 31 ottobre e alla definizione finale del calendario degli switch off regionali, rientra in un processo di razionalizzazione e modernizzazione del sistema radiotelevisivo – conclude la nota - portato avanti dal Sottosegretario Paolo Romani per dare una risposta concreta ai bisogni del paese e alle richieste dell’Europa».
«La novità importante - commenta Ottavio Grandinetti, uno dei legali di Europa 7 - è che le frequenze ci sono: sia il ministero sia l'Agcom concordano nell'individuare gruppi di frequenze che si possono assegnare. A questo punto li aspettiamo alla prova dei fatti».
IL CASO EUROPA 7
Il caso Europa 7 nasce nel 1999, quando la neonata televisione di Francesco Di Stefano ottiene dallo Stato la concessione per una rete nazionale e si prepara a iniziare le trasmissioni entro il 31 dicembre. Il piano di lancio prevede 700 assunzioni, un centro di produzione a Roma di 20 mila metri quadrati e un importante investimento sulla programmazione. Europa 7, però, non inizierà mai a trasmettere, perché - secondo Di Stefano - le frequenze che doveva utilizzare sono occupate da Rete 4. Opposta, naturalmente, la versione di Mediaset: «Non c'è alcun nesso tra le sorti di Europa 7 e quelle di Rete 4. Europa 7 ha ottenuto la concessione ministeriale a trasmettere ma non le frequenze su cui farlo, strumento che nessun operatore televisivo privato ha mai ottenuto gratuitamente dallo Stato. Rete 4 ha ottenuto l'autorizzazione ministeriale a trasmettere. E per farlo utilizza frequenze proprie».
Nonostante lo scontro sulle frequenze, il ministero delle Telecomunicazioni (il governo era presieduto da Massimo D'Alema), con un'autorizzazione molto contestata, consente la prosecuzione delle trasmissioni analogiche a Rete 4. Siamo ancora nel 1999.
Dopo tre anni di battaglie legali il caso approda alla Corte Costituzionale che, nel novembre 2002, con la sentenza 466/2002, decide che nessun privato può possedere più di 2 frequenze televisive. Rete 4 e Telepiù nero, secondo la sentenza, devono quindi cessare le trasmissioni analogiche entro il 31 dicembre 2003.
Nell'estate del 2003 però, il ministero delle Comunicazioni, durante l'ultimo Governo Berlusconi, presenta un disegno di legge per il riordino del sistema radiotelevisivo italiano - noto come legge Gasparri - che prevede l'introduzione dello standard di trasmissione digitale terrestre. La legge, che permette a Rete 4 di continuare a trasmettere, viene approvata dal Parlamento nel dicembre 2003, ma il presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi, richiamandosi alla sentenza della Corte Costituzionale, la rinvia alle Camere. Il 24 dicembre 2003 il governo Berlusconi vara un decreto legge con cui si permette alla rete Mediaset di continuare a trasmettere in analogico (e a Raitre di continuare a raccogliere pubblicità). Nell'aprile del 2004 la Gasparri viene definitivamente approvata.
Nel luglio 2005, il Consiglio di Stato, dopo l'ennesimo ricorso di Europa 7, ha investito della questione la Corte di Giustizia Europea, che ha dato ragione alla televisione di Di Stefano
nel gennaio 2008, stabilendo che il regime italiano di assegnazione delle frequenze per le attività di trasmissione radiotelevisiva «è contrario al diritto comunitario».
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Emanuele Budroni
@email
16-10-2008