Si è svolto presso il Ministero del Lavoro l’incontro conclusivo della procedura di mobilità avviata da Telecom Italia il 26 giugno 2008 per 5.000 lavoratori «eccedenti rispetto alle esigenze tecnico-organizzative aziendali».
Telecom Italia e le organizzazioni sindacali hanno raggiunto l'accordo per la collocazione in mobilità dei 5 mila dipendenti in esubero rispetto al piano aziendale presentato dai vertici della compagnia telefonica.
Il confronto, che si è svolto presso il Ministero del Lavoro, «si è concluso - informa una nota di Telecom - con la sottoscrizione di un accordo sindacale nel quale le parti hanno definito che entro il 31 dicembre 2010 potranno essere collocati in mobilità 5000 lavoratori tra coloro i quali maturano i requisiti pensionistici nel corso del periodo di fruizione del trattamento di mobilità. L’Azienda integrerà il trattamento di mobilità con un importo tale da garantire il raggiungimento del 90% della retribuzione mensile percepita».
Nell'ambito delle intese complessive, continua il counicato «Telecom Italia si è impegnata per il biennio 2009 – 2010 a procedere all'inserimento di 600 lavoratori e, dal 1 gennaio 2009, alla trasformazione di 300 contratti di somministrazione in contratti a tempo indeterminato. Inoltre l’Azienda ha anche previsto il passaggio dal part time 50% al part time 75% per 1600 lavoratori di Telecontact Center nel periodo 2009 – 2010.
Le Parti hanno convenuto anche un articolato programma di interventi formativi e di riqualificazione professionale.
L’accordo siglato oggi si inserisce nel piano di efficienza e riorganizzazione annunciato lo scorso 4 giugno che consentirà una riduzione dei costi a regime per circa 300 milioni di euro l’anno. L’intesa comporterà oneri di ristrutturazione non ricorrenti per 287 milioni di euro come già comunicato e contabilizzato nei risultati economico-finanziari del Gruppo al 30 Giugno 2008».
IL TG1 PERDE LA FACCBOOK - La pagina di FaceBook del Tg1 è letteralmente assaltata da lettere di critiche, proteste, insulti, lamentele, richieste di dimissioni del direttore: insomma, un uragano di indignazione sul modo di condurre il telegiornale che si abbatte su quella che un tempo era la maggiore e più autorevole testata televisiva nazionale. Ma non solo nessuno risponde sulle pagine del social network, ma nessuno ne da conto in alcun modo ai telespettatori, in barba alla trasparenza, al fatto che si tratta di una tv pubblica, al rapporto fiduciario tra giornale e lettori. Un blogger telefona inutilmente al Tg1 per avere spiegazioni. Ecco il suo emblematico viaggio tra imbarazzi, silenzi, non risposte.
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