CASO SCHIFANI, TRAVAGLIO RINCARA:
«ANCHE LA TV È IN MANO ALLA CASTA»
Dopo la bufera seguita alle sue dichiarazioni da Fabio Fazio («L'attuale presidente del Senato ha avuto rapporti con personaggi poi riconosciuti mafiosi») il giornalista - attaccato da tutto il mondo politico e anche da diversi giornali - non indietreggia: «Mi limito a notare una cosa: nessuno dice che quanto ho affermato sia falso. Quanto ho detto è stato scritto in almeno due libri e nessuno ha fiatato. La televisione non sopporta la verità?». Di Pietro: «Travaglio ha fatto solo il suo dovere di giornalista»
Dopo le polemiche scoppiate per l'intervista di Marco Travaglio a "Che tempo che fa", condotto da Fabio Fazio, e alle dichiarazioni relative ai «rapporti con personaggi poi condannati per mafia» di Renato Schifani, esponente di spicco del Pdl e neo presidente del Senato, continua ad essere rovente il clima politico e giornalistico italiano. L'intervista, sabato scorso, aveva provocato la reazione del mondo politico in generale (Di Pietro escluso) che ha messo sotto accusa la Rai, e ieri Travaglio è passato al contrattacco con un intervento su Repubblica. Fatto sta che ormai, parlare di politica con Travaglio in Tv è pericoloso. Ne ha fatto le spese in passato Daniele Luttazzi, che dopo aver intervistato il giornalista si è visto chiudere il programma e per lui la televisione pubblica è ancora off limits; lo sa Michele Santoro, alle prese tutte le settimane su Annozero con un suo "corsivo" al veleno che non lascia tranquillo nessuno; e ora se n'è accorto anche Fabio Fazio, da sabato sera al centro della bufera.
Un'accusa non nuova quella verso Schifani, per la verità, già scritta nero su bianco da Travaglio su "Se li conosci li eviti", libro firmato con Peter Gomez e, dice adesso il giornalista in un'intervista pubblicata su Repubblica.it, sostenuta anche da Lirio Abbate, il cronista palermitano minacciato dalla mafia. «Insomma - è quanto aggiunge Travaglio dopo il nuovo "caso" - ci sono dei fatti che si possono citare nei libri ma non in televisione. Allora dico che in tv non si può dire la verità. La televisione è in mano ai politici, alla casta. Mi limito a notare una cosa: nessuno dice che quanto ho affermato sia falso».
Fin qui gli attacchi di Travaglio, ma veniamo alle accuse nei suoi confronti, piovute da quasi tutto lo schieramento politico. La maggioranza che ha eletto Schifani presidente del Senato fa quadrato intorno all'esponente Pdl, e, accusando il giornalista di voler invelenire il clima di dialogo, ricorda come siano passati quasi vent'anni tra i legame citato da Travaglio e la condanna per mafia del già allora ex socio di Schifani, e contesta alla Rai di aver permesso la messa in onda di accuse alla seconda carica dello Stato senza un contraddittorio e senza garantire allo stesso Schifani la possibilità di difendersi. Argomentazioni condivise anche dall'opposizione e dai vertici Rai, che hanno imposto a Fazio di leggere domenica sera un comunicato nel quale sostanzialmente la televisione di Stato ha preso le distanze dalle affermazioni del giornalista. Comunicato seguito dalle scuse "a titolo personale" dello stesso Fazio, che ha invitato in trasmissione Schifani per dargli la possibilità di rispondere. Unica voce fuori dal coro di critiche Antonio Di Pietro, che ha difeso a spada tratta il giornalista ripubblicando sul proprio blog il brano del sopracitato "Se li conosci li eviti" e dichiarando: «Esprimo solidarietà a Marco Travaglio perché ha fatto semplicemente il suo dovere raccontando quel che sono i fatti. Un giornalista che racconta, citando episodi specifici, non ha bisogno di alcun contraddittorio. Questo, semmai, deve essere fatto dai politici quando si confrontano tra di loro. Il cronista racconta come sono andati i fatti e paradossalmente vorrebbe dire che ogni qualvolta egli scrive o riporta la cronaca di una rapina, si dovrebbe ascoltare anche la versione del rapinatore».
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Rimbalzato su YouTube da antefatto/il fatto quotidiano.
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