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L'Agenda News - Anno III, N. 203 - Giovedì 31 Gennaio 2008
Dal lunedì al venerdì
europa7logo_2.jpg TELEVISIONE

L'UE: HA RAGIONE EUROPA 7.
BOCCIATE LE FREQUENZE TV
Secondo i giudici della Corte di giustizia Ue del Lussemburgo, cui si era rivolta la televisione di Francesco Di Stefano - che ha la licenza per trasmettere dal 1999 ma non ne ha mai avuto la reale possibilità - il regime italiano di assegnazione delle frequenze per le attività di trasmissione radiotelevisiva «è contrario al diritto comunitario». Confermate le conclusioni dell'avvocato generale. Mediaset: «La sentenza non comporta conseguenze sulle nostre reti, inclusa Retequattro».



La Corte di Gisutizia dell'Unione Europea boccia il sistema italiano di assegnazione delle frequenze per le trasmissioni televisive analogiche, confermando le conclusioni dell'avvocato generale sul ricorso di Europa 7, che si era rivolta al Consiglio di Stato per ottenere l'assegnazione delle frequenze che aspetta da quando, nel 1999, ha vinto l'apposita gara statale. Il Consiglio di Stato aveva quindi interrogato la Corte di giustizia Ue sull'interpretazione delle disposizioni previste dal diritto comunitario per i criteri di assegnazione delle radiofrequenze. Oggi è arrivato il parere della Corte, che ha stabilito che il regime italiano di assegnazione delle frequenze per le attività di trasmissione radiotelevisiva «è contrario al diritto comunitario», e ora la palla torna al Consiglio di Stato, che dovrà prendere le decisioni definitive sul futuro di Europa 7. Sono in molti a sostenere che il destino di Rete 4 sia legato a questa sentenza, e che la terza rete mediaset stia in questo momento trasmettendo sulle frequenza che dovrebbero essere assegnate alla televisione di Francesco Di Stefano. Il gruppo di proprietà di Silvio Berlusconi invece sostiene che
«La sentenza non comporta conseguenze sulle nostre reti, inclusa Retequattro. Il giudizio cui la sentenza si riferisce riguarda infatti esclusivamente una domanda di risarcimento danni proposta da Europa 7 contro lo Stato italiano e non può concludersi in alcun modo con pronunce relative al futuro uso delle frequenze, quanto all'insinuazione che Rete 4 occuperebbe indebitamente spazi trasmissivi a danno di Europa 7, Mediaset ribadisce che Rete 4 è pienamente legittimata all'utilizzo delle frequenze su cui opera.


LA STORIA DI EUROPA 7
Il caso Europa 7 nasce nel 1999, quando la neonata televisione di Francesco Di Stefano ottiene dallo Stato la concessione per una rete nazionale e si prepara a iniziare le trasmissioni entro il 31 dicembre. Il piano di lancio prevede 700 assunzioni, un centro di produzione a Roma di 20 mila metri quadrati e un importante investimento sulla programmazione. Europa 7, però, non inizierà mai a trasmettere, perché - secondo Di Stefano - le frequenze che doveva utilizzare sono occupate da Rete 4. Opposta, naturalmente, la versione di Mediaset: «Non c'è alcun nesso tra le sorti di Europa 7 e quelle di Rete 4. Europa 7 ha ottenuto la concessione ministeriale a trasmettere ma non le frequenze su cui farlo, strumento che nessun operatore televisivo privato ha mai ottenuto gratuitamente dallo Stato. Rete 4 ha ottenuto l'autorizzazione ministeriale a trasmettere. E per farlo utilizza frequenze proprie».
Nonostante lo scontro sulle frequenze, il ministero delle Telecomunicazioni (il governo era presieduto da Massimo D'Alema), con un'autorizzazione molto contestata, consente la prosecuzione delle trasmissioni analogiche a Rete 4. Siamo ancora nel 1999.
Dopo tre anni di battaglie legali il caso approda alla Corte Costituzionale che, nel novembre 2002, con la sentenza 466/2002, decide che nessun privato può possedere più di 2 frequenze televisive. Rete 4 e Telepiù nero, secondo la sentenza, devono quindi cessare le trasmissioni analogiche entro il 31 dicembre 2003.
Nell'estate del 2003 però, il ministero delle Comunicazioni, durante l'ultimo Governo Berlusconi, presenta un disegno di legge per il riordino del sistema radiotelevisivo italiano - noto come legge Gasparri - che prevede l'introduzione dello standard di trasmissione digitale terrestre. La legge, che permette a Rete 4 di continuare a trasmettere, viene approvata dal Parlamento nel dicembre 2003, ma il presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi, richiamandosi alla sentenza della Corte Costituzionale, la rinvia alle Camere. Il 24 dicembre 2003 il governo Berlusconi vara un decreto legge con cui si permette alla rete Mediaset di continuare a trasmettere in analogico (e a Raitre di continuare a raccogliere pubblicità). Nell'aprile del 2004 la Gasparri viene definitivamente approvata. Il Disegno di Legge firmato da Paolo Gentiloni, che doveva superare la Gasparri, prevedeva il trasferimento di una rete analogica sul digitale entro il 2009 sia per Mediaset, sia per la Rai, ma la caduta del Governo ha compromesso l'iter della riforma.
Nel luglio 2005, il Consiglio di Stato, dopo l'ennesimo ricorso di Europa 7, ha investito della questione la Corte di Giustizia Europea: oggi sono arrivate le conclusioni della Corte.

Emanuele Budroni
@email

31-01-2008
IL TG1 PERDE LA FACCBOOK - La pagina di FaceBook del Tg1 è letteralmente assaltata da lettere di critiche, proteste, insulti, lamentele, richieste di dimissioni del direttore: insomma, un uragano di indignazione sul modo di condurre il telegiornale che si abbatte su quella che un tempo era la maggiore e più autorevole testata televisiva nazionale. Ma non solo nessuno risponde sulle pagine del social network, ma nessuno ne da conto in alcun modo ai telespettatori, in barba alla trasparenza, al fatto che si tratta di una tv pubblica, al rapporto fiduciario tra giornale e lettori. Un blogger telefona inutilmente al Tg1 per avere spiegazioni. Ecco il suo emblematico viaggio tra imbarazzi, silenzi, non risposte.
Rimbalzato su YouTube da antefatto/il fatto quotidiano.



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